12/08/2026
Architettura Contemporanea nella Tuscia
315. IL FRANCIOSINI DIMEZZATO
L’ex caseificio di Sutri: cronaca di un’architettura nata interrotta e già condannata alla cancellazione
Esiste una perversione tutta italiana nel rapporto con lo spazio pubblico e la bellezza contemporanea: la capacità di trasformare un’eccellenza in un’incompiuta e, subito dopo, l’incompiuta in uno scempio. Il caso del recupero dell’ex caseificio lungo la via Cassia a Sutri, firmato dall’architetto Luigi Franciosini, ne è l'ennesimo, doloroso paradigma. Un tipico caso di opera non finita e, paradossalmente, già cancellata.
Chi conosce il lavoro di Franciosini sa che il suo operato non è mai un esercizio di stile astratto, ma un atto di profonda devozione al paesaggio. Ogni sua opera è un saggio di maestria e sensibilità: una capacità rara di dialogare con la stratificazione storica, con la terra, con la luce del Lazio profondo. Anche nel progetto dell'ex caseificio, quel rudere industriale era stato ripensato non come l’aggiunta di un corpo estraneo, ma attraverso l’addizione di un frammento di modernità colta, capace di integrarsi con il rigore del territorio sutrino. Un’opera di assoluto valore architettonico che, pur rimasta a metà, esprimeva già tutta la forza di un’idea millimetrica e poetica.
Oggi, quella visione viene dimezzata. Anzi, svuotata.
L’intervento di manomissione in corso, spacciato forse per "adeguamento funzionale", rivela un disegno sconcertante: con un colpo di spugna poco rispettoso, si rinuncia a comprendere il disegno originale per sostituirlo con logiche che nulla hanno a che fare con la qualità dell'idea originaria. Gran parte del pensiero di Franciosini verrà probabilmente obliterato, normalizzato, banalizzato.
È la vittoria della mediocrità, il fallimento della cultura del progetto e dell’architettura. Non si ha il coraggio di terminare un'opera d'arte per ciò che è, ma si preferisce addomesticarla, mutilandone l'identità prima ancora che abbia potuto vivere.
Sutri, terra di antichissima grazia, di accadimenti storici e paesaggi straordinari, merita che la sua modernità sia all'altezza del suo passato. Accettare la manomissione dell'ex caseificio significa accettare l'idea che l'architettura contemporanea di qualità sia un lusso sacrificabile, un optional da modificare a piacimento.
Non rassegniamoci a vivere in un paesaggio dimezzato.
Luigi Franciosini (Orvieto, 27 maggio 1957) è professore ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana presso la Facoltà di Architettura di Roma Tre; dal 1987 svolge attività di progettazione. Da sempre, sia nella didattica che nell’attività scientifica e sul campo, si interessa del rapporto tra archeologia, paesaggio e progetto di architettura, tra la storia e l’ambiente contemporaneo. Quando si guardano i suoi progetti è difficile che il pensiero non vada a posarsi sull’opera di due nobili artigiani dell’Architettura: Mario Ridolfi e Danilo Guerri, oltre che sulla lezione di Giovanni Carbonara.