ARCHITETTURA CONTEMPORANEA NELLA TUSCIA

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ARCHITETTURA CONTEMPORANEA NELLA TUSCIA alfredo giacomini - Architetto

Architettura Contemporanea nella Tuscia322. UN EDIFICIO FS PER RESIDENZE E UFFICI A ORTE SCALOL’essenziale e sobrio edif...
12/10/2026

Architettura Contemporanea nella Tuscia
322. UN EDIFICIO FS PER RESIDENZE E UFFICI A ORTE SCALO

L’essenziale e sobrio edificio per residenze e uffici commissionato dalle Ferrovie dello Stato a Orte Scalo è un significativo esempio di «buona edilizia» all'interno del paesaggio architettonico della Tuscia. La presenza della costruzione nel 1938 è documentata da una fotografia che ritrae l’edificio nel momento del passaggio di Hi**er nella stazione di Orte; resiste ai bombardamenti aerei dell’agosto 1943. La composizione è rigorosa, capace di mediare tra la scala monumentale delle infrastrutture ferroviarie e la misura domestica della residenza.
Il basamento è costituito da un paramento di tufo a vista adottate "all'orvietana": lastre squadrate prive di malta nei giunti. L'immobile di Orte Scalo rappresenta un punto di sintesi tra la ricerca razionalista d'anteguerra e la tradizione costruttiva laziale, dimostrando come anche un’architettura di servizio possa essere una preziosa testimonianza storica.
Paolo Perilli (Roma, 1904 – 1982) è un architetto di punta del Servizio Lavori e Costruzioni delle FS ed è attivo ad Orte dalla fine degli anni '30 e per tutti gli anni '40, ha redatto i piani di riassetto, ammodernamento e successiva ricostruzione post-bellica dei fabbricati della Stazione e del complesso di alloggi per i ferrovieri di Orte.

Architettura Contemporanea nella Tuscia321. PORTA SAN BIELE: UN PRETESTO?IL CONFINE, LA SOGLIA  enrico clementi.Enrico C...
03/10/2026

Architettura Contemporanea nella Tuscia
321. PORTA SAN BIELE: UN PRETESTO?
IL CONFINE, LA SOGLIA enrico clementi.

Enrico Clementi mette in scena parole capaci di trasformare un concetto architettonico in una meditazione filosofica ed esistenziale. Una scrittura fluida, poetica e al tempo stesso rigorosa, dal ritmo misurato e incisivo, scuote il lettore. Ci propone uno spericolato e suggestivo accostamento tra Porta San Biele e la musica di Xenakis: il parallelismo tra il glissando musicale e la continuità dello spazio descrive in modo impeccabile l'essenza dell'intervallo. Un'indagine raffinata su come l'architettura, prima ancora di costruire muri, dia forma alle relazioni umane.
Il CONFINE è la linea che stabilisce un "dentro" e un "fuori". Ha una forte matrice giuridica, politica e difensiva; è l'elemento murario: il muro di cinta, la facciata rigida o il recinto delimitano la proprietà e difendono dal contesto esterno. È la separazione binaria: definisce l'opposizione tra privato e pubblico, sacro e profano, naturale e artificiale.
La SOGLIA trasforma il confine da linea bidimensionale a luogo tridimensionale. Non separa, ma mette in relazione. È lo spazio di transizione attivo, la zona filtro in cui i sensi e la percezione si adattano al cambio di ambiente (luce, acustica, temperatura).
Aldo van Eyck (Driebergen-Rijsenburg, 1918 – Loenen, 1999) la definisce come l'arte dell'intervallo, dove l'esperienza della soglia è legata all'atto del passaggio e della sosta. a.g.

Enrico Clementi (1964) è educatore, ricercatore e progettista sociale. Coordina il Centro di Documentazione, Studi e Ricerche del CeIS di Viterbo ed è membro del gruppo nazionale di Progettazione e Valutazione d’Impatto della FICT. La sua ricerca si concentra sui processi attraverso cui l’esperienza diventa conoscenza e orientamento, con particolare attenzione agli apprendimenti, ai contesti e alle forme di trasformazione. Il suo lavoro intreccia ricerca, progettazione e pratiche educative, assumendo il contesto come luogo concreto di produzione, interpretazione e condivisione della conoscenza.

Architettura Contemporanea nella Tuscia320. CLAUDIO DALL’OLIOClaudio Dall'Olio (1920-2008) è stato assistente di Giusepp...
01/10/2026

Architettura Contemporanea nella Tuscia
320. CLAUDIO DALL’OLIO

Claudio Dall'Olio (1920-2008) è stato assistente di Giuseppe Nicolosi nel 1946-47 e, per oltre vent'anni, assistente straordinario e poi ordinario alla cattedra di Elementi di composizione di Roberto Marino nella Facoltà di Architettura di Roma; quindi professore ordinario di Composizione architettonica dal 1972 al 1996. Parallelamente alla didattica universitaria è stato un protagonista del dibattito architettonico romano, sia attraverso l'impegno culturale - ad esempio come fondatore e membro attivo dell'APAO al seguito di Bruno Zevi - sia, soprattutto, attraverso un'intensa attività progettuale, tenacemente improntata ad un realismo critico, ad uno sperimentalismo colto e, in molti casi, verificata nella concretezza della costruzione.
Ha svolto un ruolo significativo nell'analisi critica e nella pianificazione urbanistica della città di Viterbo e del suo territorio oltre che alcuni borghi dell’Umbria.
L'approccio urbanistico di Claudio Dall'Olio e dei gruppi di lavoro con cui ha collaborato (tra cui figure come gli ingegneri Italo Stegher e Vittorio Mosco) si è concentrato sull'integrazione tra la città storica e la sua espansione moderna.
Attraverso l'attività accademica e di ricerca presso la Facoltà di Architettura della Sapienza, Dall'Olio ha utilizzato Viterbo come un laboratorio emblematico di studio per generazioni di studenti e professionisti, analizzando i problemi di rigenerazione urbana e pianificazione del territorio del Lazio settentrionale.
I suoi studi e le proposte per il piano urbanistico di Viterbo puntavano a preservare e valorizzare la matrice medievale del centro storico. Ordinare la crescita periferica di Viterbo, evitando lo sviluppo disordinato rispetto alle direttrici viarie di raccordo con la provincia e con Roma, è un suo obiettivo.
Altra proposta è stata quella di connettere il tessuto urbano con il paesaggio della Tuscia, prestando attenzione alle risorse ambientali e termali della zona.
Ha scritto la presentazione del volume curato da Giovanni Ascarelli Scambio nella città: 20 progetti per il centro di Viterbo (edizioni Kappa, 1983), dedicato a proposte di riqualificazione e pianificazione per il centro storico viterbese contenente l’ipotesi di Piano Urnabo del Trafficio di Lucio Quaglia dell’inizio degli anni ’80.

30/09/2026
Architettura Contemporanea nella Tuscia319. PAOLO ZAMPI E IL RESTAURO PURISTA A ORVIETO E VASANELLOL'ingegnere Paolo Zam...
13/09/2026

Architettura Contemporanea nella Tuscia
319. PAOLO ZAMPI E IL RESTAURO PURISTA A ORVIETO E VASANELLO

L'ingegnere Paolo Zampi (1842-1914) è stato una figura chiave nell'architettura e nel restauro monumentale tra Umbria e Alto Lazio a cavallo tra il XIX e il XX secolo.
Zampi lavorò a lungo per l'Opera del Duomo di Orvieto, ricoprendo il ruolo di ingegnere direttore dei lavori di restauro e manutenzione del Duomo. Tra i suoi contributi principali figurano la direzione dei complessi interventi di consolidamento e conservazione delle strutture lapidee e dei mosaici della facciata, nonché la sistemazione e il riordinamento dell'archivio e delle collezioni d'arte dell'ente. Inoltre, si occupò del restauro delle vetrate, dei finestroni laterali e condusse un'intensa attività di ricerca documentaria sulla storia costruttiva dell'edificio.
Tra il 1887 e il 1904, redasse il progetto di recupero e avviò i lavori negli ampi spazi sotterranei del Duomo (situati al di sotto del transetto e della tribuna), realizzando pilastri e archi ispirati alle caratteristiche architettoniche del monumento. In questi ambienti ristrutturati vennero ricavati depositi e magazzini a servizio del cantiere della Fabbrica, destinati a ospitare gli strumenti e gli utensili del secolare cantiere, i materiali per le manutenzioni e i manufatti di risulta rimossi durante i restauri delle varie epoche.
Sempre a Orvieto, Zampi seguì il cantiere di restauro della sede dell'Opera del Duomo e si occupò del Palazzo del Capitano del Popolo, il cui aspetto attuale si deve proprio ai lavori di fine Ottocento.
A Vasanello curò il restauro del Castello Orsini, acquistato nel 1907 da monsignor Luigi Misciattelli dalla Banca d'Italia. Applicando l'esperienza maturata nei cantieri monumentali, Zampi ripristinò le strutture deteriorate dal tempo e dai precedenti cambi di destinazione d'uso. Curò il recupero filologico degli ambienti interni e delle decorazioni, restituendo al castello il suo aspetto medievale e rinascimentale, e riorganizzò gli spazi annessi (come le ex scuderie Barberini), che in seguito ospitarono la fabbrica di ceramica Misciattelli.
L'operato di Zampi si inserisce nel contesto del "restauro purista", un approccio tipico della seconda metà dell'Ottocento e dell'Italia post-unitaria mirato a riportare un monumento al suo presunto "stato originario" ideale, eliminando le stratificazioni e le aggiunte storiche successive. L'intervento nel Duomo di Orvieto, che vide anche il contributo dello storico Luigi Fumi, fu un vero e proprio banco di prova per questa teoria, portando allo smantellamento di importanti elementi rinascimentali e barocchi in favore di rifacimenti in stile pensati per riprodurre un'immagine ideale del Medioevo forse mai esistita nella realtà.
Nella sua attività, Paolo Zampi venne affiancato dal nipote, l'ingegnere Carlo Zampi (Orvieto, 1869-1947), anch'egli attivo nel cantiere del Duomo e nel restauro delle coperture del Palazzo del Capitano del Popolo a Orvieto, oltre che autore di una residenza privata a Castiglione in Teverina.

Architettura Contemporanea nella Tuscia318. LA SCALA SUPERSTITE DI MARIO CARONNANegozio FENIS, Largo Cesare Battisti, Vi...
05/09/2026

Architettura Contemporanea nella Tuscia
318. LA SCALA SUPERSTITE DI MARIO CARONNA
Negozio FENIS, Largo Cesare Battisti, Viterbo
Nel centro antico di Viterbo, importanti tracce dell'architettura d'interni di fine Novecento rischiano spesso di dissolversi nel silenzio delle repentine riconversioni commerciali. È il caso dell'intervento progettato dal designer siciliano Mario Caronna (1940-2012) alla fine degli anni '80 per il negozio di abbigliamento Fenis, in Largo Cesare Battisti.
Di quella colta concezione d'arredo, sviluppata secondo una sensibilità raffinata e fortemente artigianale, oggi restano solo frammenti: la maggior parte degli elementi interni è stata negli anni smembrata o rimossa.
La scala, fulcro dello spazio, ha resistito nel tempo insieme al pavimento scandito da una maglia geometrica di riquadri in ferro nero e guide in acciaio inox. La materia prima definisce per Caronna una sintassi espressiva che rifiuta il superfluo per celebrare il peso e la misura. Si tratta di “reperti di contemporaneo” dentro l'architettura, capaci di colmare l’assenza degli arredi mobili e di conservare intatto il carattere dell'intervento originario.
Quella di Caronna a Viterbo fu una stagione di felici e coraggiose incursioni negli spazi commerciali. Negli stessi anni, il designer si occupò anche della sistemazione temporanea dello storico Caffè Schenardi durante un periodo di chiusura: un'operazione d'emergenza ma di forte visione urbana, segnata dall'apertura straordinaria di un locale con accesso direttamente su Piazza delle Erbe per dare continuità al servizio.
Oggi, attraversare i riquadri in ferro di Largo Battisti significa posare i piedi su un'idea di progetto che non si è lasciata cancellare del tutto, affidando a pochi elementi superstiti la memoria di una stagione di colta modernità.

Architettura Contemporanea nella Tuscia317.  “L’ANTICO EGITTO” NELLA TUSCIA L'attenzione per la civiltà egizia nell’Otto...
21/08/2026

Architettura Contemporanea nella Tuscia
317. “L’ANTICO EGITTO” NELLA TUSCIA
L'attenzione per la civiltà egizia nell’Ottocento aumenta in maniera esponenziale grazie a scavi archeologici, pubblicazioni, mostre, musei e simboli esotici; in Italia nel 1824 viene istituito il Museo Egizio. Anche Napoleone Bonaparte, con la Campagna d'Egitto del 1798-1801, contribuisce alla nascita della moderna egittologia; il ritrovamento della Stele di Rosetta nel 1799 ad opera dei francesi rappresenta infatti un notevole contributo per la decifrazione dei geroglifici. L'opera Description de l'Égypte raccoglie una serie di pubblicazioni, iniziata nel 1809 e proseguita fino al volume finale pubblicato nel 1829, che conteneva una descrizione scientifica completa dell'antico e del moderno Egitto: è il lavoro di studio che fa esplodere in Europa la moda e la passione per la storia dei Faraoni, fondando di fatto la scienza dell'egittologia. La forma della piramide, forte elemento simbolico, viene presa a prestito da Canova (1757-1822) per la propria tomba nella Chiesa di S. Maria Gloriosa dei Frari a Venezia — la cui realizzazione inizia poco prima della sua morte — e, ancora prima, dallo stesso scultore, per il monumento funerario a Maria Cristina d’Austria a Vienna. L'unica celebre piramide antica sul suolo italiano è la Piramide Cestia a Roma, risalente al I secolo avanti Cristo.
Anche il territorio viterbese è stato contagiato dal mondo egizio, ed è proprio a Bagnoregio e a Montefiascone che sono state realizzate due piramidi. Il Sacrario Garibaldino di Bagnoregio, inaugurato nel 1891, è un ossario dove sono raccolti i resti dei garibaldini che si scontrarono con le truppe pontificie nell'ottobre del 1867. La Piramide di Montefiascone, ed è provvista di iscrizioni, geroglifici e decorazioni tipiche delle antiche tombe egizie, è invece la ca****la funeraria della famiglia Basili-Luciani e riporta sul prospetto i nomi di due componenti, Emilio e Fabio; la costruzione è probabilmente coeva all’edificazione del vecchio cimitero, realizzato tra fine ‘800 e inizio ‘900.

Architettura Contemporanea nella Tuscia316. MASSIMO ADARIO  Varigrafica — Nepi (VT), 2009-12• Foto: Anna Positano Photog...
13/08/2026

Architettura Contemporanea nella Tuscia
316. MASSIMO ADARIO

Varigrafica — Nepi (VT), 2009-12
• Foto: Anna Positano Photography
• Collaboratori: Carla Arrabito, Javier Narváez Martínez, Michele Dicembrino
Progetto n. 45, Casa in Piazza del Duomo — Nepi (VT), 2012
• Foto: Anna Positano Photography
• Collaboratori: Carla Arrabito, Javier Narváez Martínez, Maria Elena Villa Valverde

La poetica dell’architetto romano Massimo Adario (Roma 1970) si muove su un crinale molto raffinato dove il rigore geometrico, la memoria storica e una profonda sperimentazione materica convivono senza mai sfociare nel monumentale o nel decorativismo gratuito.
Dopo gli studi tra Roma e la Spagna, e anni formativi cruciali nei Paesi Bassi (in particolare nello studio di Wiel Arets), Adario ha aperto il suo studio a Roma nel 2007.
Il suo è un approccio "camaleontico" al contesto, che rifiuta un’impostazione preconcetta e ripetitiva. Come dichiara lui stesso, è il luogo a dettare le regole del progetto: «Le mie realizzazioni nascono tutte guardando al contesto, alle sue peculiarità, facendo di esse i veri elementi di differenziazione».
Il maggior punto di riferimento è Carlo Scarpa, al quale si aggiunge la lezione di Franco Albini, Piero Portaluppi e Luigi Moretti. Adario esalta l’antico con innesti di contemporaneo e, allo stesso tempo, prende a prestito con umiltà la sapienza degli artigiani, prevalentemente italiani.
La materia è la vera protagonista della sua ricerca: acciaio, legno, marmo, specchio, rivestimenti in tessuto, linoleum, cuoio e persino pelliccia (cita la camera di Loos in un appartamento a Venezia) sono sapientemente utilizzati anche in chiave tradizionale. Adario accosta con coraggio, leggerezza e in maniera sorprendente i diversi materiali, dimostrando una sensibilità fuori dal comune.
L’attenzione ai materiali non fa mai perdere di vista la spazialità del progetto, l’urbanistica e la fluidità dei percorsi. Gli arredi interni sono un mix calibrato di pezzi da lui stesso disegnati, icone del design storico e opere d'arte contemporanea; l'artista, infatti, viene spesso coinvolto direttamente nella progettazione.
Le due opere realizzate nel territorio viterbese testimoniano la solidità di un percorso allora già maturo, imboccato dall'architetto con estrema decisione.

Architettura Contemporanea nella Tuscia315. IL FRANCIOSINI DIMEZZATOL’ex caseificio di Sutri: cronaca di un’architettura...
12/08/2026

Architettura Contemporanea nella Tuscia
315. IL FRANCIOSINI DIMEZZATO
L’ex caseificio di Sutri: cronaca di un’architettura nata interrotta e già condannata alla cancellazione
Esiste una perversione tutta italiana nel rapporto con lo spazio pubblico e la bellezza contemporanea: la capacità di trasformare un’eccellenza in un’incompiuta e, subito dopo, l’incompiuta in uno scempio. Il caso del recupero dell’ex caseificio lungo la via Cassia a Sutri, firmato dall’architetto Luigi Franciosini, ne è l'ennesimo, doloroso paradigma. Un tipico caso di opera non finita e, paradossalmente, già cancellata.
Chi conosce il lavoro di Franciosini sa che il suo operato non è mai un esercizio di stile astratto, ma un atto di profonda devozione al paesaggio. Ogni sua opera è un saggio di maestria e sensibilità: una capacità rara di dialogare con la stratificazione storica, con la terra, con la luce del Lazio profondo. Anche nel progetto dell'ex caseificio, quel rudere industriale era stato ripensato non come l’aggiunta di un corpo estraneo, ma attraverso l’addizione di un frammento di modernità colta, capace di integrarsi con il rigore del territorio sutrino. Un’opera di assoluto valore architettonico che, pur rimasta a metà, esprimeva già tutta la forza di un’idea millimetrica e poetica.
Oggi, quella visione viene dimezzata. Anzi, svuotata.
L’intervento di manomissione in corso, spacciato forse per "adeguamento funzionale", rivela un disegno sconcertante: con un colpo di spugna poco rispettoso, si rinuncia a comprendere il disegno originale per sostituirlo con logiche che nulla hanno a che fare con la qualità dell'idea originaria. Gran parte del pensiero di Franciosini verrà probabilmente obliterato, normalizzato, banalizzato.
È la vittoria della mediocrità, il fallimento della cultura del progetto e dell’architettura. Non si ha il coraggio di terminare un'opera d'arte per ciò che è, ma si preferisce addomesticarla, mutilandone l'identità prima ancora che abbia potuto vivere.
Sutri, terra di antichissima grazia, di accadimenti storici e paesaggi straordinari, merita che la sua modernità sia all'altezza del suo passato. Accettare la manomissione dell'ex caseificio significa accettare l'idea che l'architettura contemporanea di qualità sia un lusso sacrificabile, un optional da modificare a piacimento.
Non rassegniamoci a vivere in un paesaggio dimezzato.
Luigi Franciosini (Orvieto, 27 maggio 1957) è professore ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana presso la Facoltà di Architettura di Roma Tre; dal 1987 svolge attività di progettazione. Da sempre, sia nella didattica che nell’attività scientifica e sul campo, si interessa del rapporto tra archeologia, paesaggio e progetto di architettura, tra la storia e l’ambiente contemporaneo. Quando si guardano i suoi progetti è difficile che il pensiero non vada a posarsi sull’opera di due nobili artigiani dell’Architettura: Mario Ridolfi e Danilo Guerri, oltre che sulla lezione di Giovanni Carbonara.

Architettura Contemporanea nella Tuscia314. NUOVO COMPLESSO UNIVERSITARIO - CAMPUS RIELLO, Viterbo, 2023-2025Aule, Labor...
10/08/2026

Architettura Contemporanea nella Tuscia
314. NUOVO COMPLESSO UNIVERSITARIO - CAMPUS RIELLO, Viterbo, 2023-2025
Aule, Laboratori e il PalaUnitus
Progetto: Supervoid + Leonori Architetti + Giacomo Sponzilli
D.L.: Marina Fracasso

La Rettrice Tiziana Laureti ha così evidenziato l’importanza del nuovo polo sportivo:
'L'apertura del PalaUnitus rappresenta un tassello fondamentale nel percorso che abbiamo intrapreso mettendo al centro la parola 'cura', il concetto guida di quest'anno. Avere cura della nostra comunità significa offrire spazi dove il benessere fisico, la socialità e l'inclusione possano fiorire concretamente. Questa struttura dimostra che l'Università si prende cura della persona nella sua interezza. Invito la cittadinanza a condividere con noi questo momento di festa: il Pala Unitus nasce per l'Ateneo, ma vuole essere un luogo di incontro e di crescita comune per tutta la città, dove lo sport diventa linguaggio universale di integrazione.'
L’intento è pertanto quello di dare vita ad uno spazio aperto alla comunità, utile per innescare legami, non solo a fare sport agonistico.
Il PalaUnitus, costituito da un volume essenziale rivestito in metallo, ha una leggera struttura prefabbricata in acciaio. Si sviluppa su due livelli ed è pensato per essere uno spazio fluido e multidisciplinare dedicato alla pratica sportiva, con campi per la pallavolo e la pallacanestro e una palestra al piano primo.
La struttura ha una tribuna da 266 posti a sedere e postazioni dedicate agli utenti con disabilità.
Di recente costruzione è anche il volume destinato ad aule e laboratori, posto in diretto dialogo geometrico e funzionale con il plesso sportivo. Il disegno del prospetto si distingue per un rigore seriale e una sobria regolarità che privilegia la chiarezza formale.
Lo studio romano di architettura Supervoid è stato fondata nel 2016 da Marco Provinciali (Roam 1988) e Benjamin Gallegos Gabilondo (Santiago del Cile 1988); ha realizzano progetti sia negli Stati Uniti che in Italia e ha partecipato alla Biennale di Venezia (tra il 2014 e il 2015) e a “The State of the Art of Architecture” alla Triennale di Milano nel 2020.
Giacomo Sponzilli (Roma, 1982) vive e lavora a Roma. Artista visivo e architetto, la sua pratica artistica indaga processi spaziali e materiali con esiti in media disparati quali scultura, performance, video ed architettura. Nel 2024 fonda l'atelier di architettura Canone Studio.
Lo studio Leonori nasce nel 2014 dalla collaborazione professionale di Tullio L. (1946-2018), Luca L. (1951), Francesca L. (1983) e Mario L. (1987).

Indirizzo

Viterbo
01100

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