14/10/2026
«Sette anni di terreno. Due costruttori. Sessantamila euro a testa buttati via.»
Mi è arrivata una mail dopo un webinar, qualche mese fa.
Due fratelli, un lotto diviso a metà sette anni prima per costruirsi due case gemelle in bioedilizia. Vicine, ma indipendenti. Una per nucleo.
Nel 2018 il primo tentativo. Progetto approvato in Comune, pratiche in regola, impresa pronta a partire. Poi arriva il Covid, i costi quadruplicano, si fermano.
Qualche anno dopo trovano online un altro costruttore. Prometteva di fare tutto a cifra umana. Firmano. Due anni di attesa. Finalmente apre il cantiere.
Fanno la platea.
La gettano sull'erba. Senza scavo. Senza magrone. Ferro posato direttamente sul terreno vegetale. Dopo una settimana cominciano a spaccarla per infilarci dentro gli impianti, tagliando i ferri che l'avrebbero tenuta su.
Lei si ferma. Chiede garanzie, chiede chi gli assicura che tutto quello non si muova sotto la casa. Il costruttore ritira l'impresa dal cantiere con una scusa e sparisce. Non si fa più né vedere né sentire.
Dopo otto mesi, quella platea abbandonata lì si muove da sola. Si abbassa di qualche centimetro. "Figuriamoci se c'era sopra la casa", mi ha detto.
Alla prima call mi ha detto una frase che mi è rimasta in testa.
«Io posso credere a tutto quello che mi dite, ma fino a un certo punto.»
Ha ragione.
Siamo ripartiti da lì. Dalle parti che non si vedono. Fondazione nuova, legno rialzato di 60 cm da terra per l'invarianza idraulica (siamo in Lombardia, acqua a cinquanta centimetri sotto). Legno e paglia nelle pareti. Calce fuori, argilla dentro. Un piano solo.
Nel render che vedete, la casa che ne verrà fuori.
Chi ha vissuto una storia simile con la propria casa? Scrivetelo qui sotto, mi interessa capire quanto frequente sia davvero.