Arch. Fazio, ricerche storiche per l'architettura

Arch. Fazio, ricerche storiche per l'architettura Architetto e dottore di ricerca in storia dell'architettura, svolgo ricerche archivistiche e analisi critica di edifici storici in contesti pluristratificati.

UN INGEGNERE DIMENTICATO: DOMENICO PISTONE Stimolato dagli studi del prof. Salvatore Adorno, negli ultimi anni mi sono d...
04/09/2026

UN INGEGNERE DIMENTICATO: DOMENICO PISTONE

Stimolato dagli studi del prof. Salvatore Adorno, negli ultimi anni mi sono dedicato alla ricostruzione dei profili biografici di numerosi professionisti ed esponenti del notabilato siracusano che ebbero un ruolo determinante nella trasformazione della città tra Ottocento e Novecento. Tra questi merita particolare attenzione l’ingegnere Domenico Pistone, figura di notevole elevatura tecnica oggi purtroppo quasi dimenticata.

Nato a Siracusa nel 1847, Pistone era figlio di Giuseppe Placido (1818), negoziante originario di Comiso, che nel 1843 aveva sposato la cugina Giuseppina Pistone (1825). La famiglia paterna, forte di una consolidata tradizione nel commercio dei tessuti, operava in diverse aree della Sicilia; lo stesso Giuseppe Placido, trasferitosi a Siracusa per motivi di lavoro, stabilì la propria dimora nell’abitazione posta all’angolo tra via Cavour e via Amalfitania.
Come accadde ad altri professionisti siracusani – fra cui l’ingegnere Gaetano Cristina (1857‑1938), figlio di un farmacista e discendente da una famiglia di bottai – anche Domenico scelse di non proseguire l’attività paterna. Le nuove prospettive professionali e il crescente prestigio delle discipline tecniche lo orientarono verso gli studi d’ingegneria. Trasferitosi a Palermo, si iscrisse alla Regia Scuola di Applicazione, dove seguì i corsi di Patricolo, Damiani Almeyda e Basile, conseguendo la laurea nel 1879, negli anni in cui era in corso il cantiere del grandioso Teatro Massimo.

Rientrato a Siracusa, Pistone partecipò attivamente al dibattito sulle demolizioni dei fortilizi che portarono alla realizzazione del quartiere umbertino. Nel corso della sua carriera fu ingegnere della Fabriceria della Cattedrale e membro della Commissione edilizia del Comune di Siracusa, carica che ricoprì ininterrottamente dal 1895 al 1905. Parallelamente si occupò del rifacimento di diversi edifici, tra cui palazzo Gargallo di Castel Lentini su progetto dell'ingegnere catanese Carmelo Sciuto Patti (Piazza Archimede, 1898) e palazzo Specchi (Passeggio Adorno, 1903), oggi inglobato nel Grand Hotel des Étrangers. Di particolare rilievo fu la collaborazione con l’ingegnere Carlo Broggi (1858‑1929), con il quale progettò la soluzione d’angolo di palazzo Interlandi‑Pizzuti (Piazza Archimede – Via Roma, 1908) e l’ospedale delle Cinque Piaghe (Piazza S. Rocco, 1910), il cui prospetto richiama il linguaggio trecentesco del palazzo Montalto.

Il 10 aprile 1894 Pistone sposò Caterina Sollecito (1858‑1924), appartenente a una famiglia di possidenti di Santa Croce Camerina, dalla quale ebbe due figlie: Giuseppina (1895‑1987) e Ada (1897‑1919). Parte della dote di Caterina fu impiegata nel 1902 per l’acquisto dell’appartamento al secondo piano di palazzo Chiaramonte, al prezzo di 6.300 lire, gravato da un canone annuo enfiteutico di circa 300 lire. Tra il 1909 e il 1913 i coniugi Pistone acquisirono progressivamente gli altri corpi di fabbrica, divenendo infine unici proprietari dell’intero edificio.
A seguito della prematura scomparsa della figlia Ada, Pistone incaricò l’architetto avolese Gaetano Vinci (1888‑1964) di progettare la ca****la di famiglia, realizzata nel 1920 presso il Cimitero comunale di Siracusa secondo stilemi classicisti.

Domenico Pistone morì nel 1930, mentre si gettavano le basi per lo sventramento di via del Littorio (oggi corso Matteotti), uno degli interventi urbanistici più significativi dopo l’abbattimento dei fortilizi.

F.F:

Allievo dell'illustre storico dell'arte Adolfo Venturi, Enrico Mauceri (Siracusa, 1869 - Bologna, 1966) - già direttore ...
16/07/2026

Allievo dell'illustre storico dell'arte Adolfo Venturi, Enrico Mauceri (Siracusa, 1869 - Bologna, 1966) - già direttore del Museo Nazionale di Messina e della Pinacoteca di Bologna - fu uno studioso di grande spessore, che diede lustro alla sua città natale.

A lui va riconosciuta la scoperta, nel 1897, del dipinto dell'Annunciazione di Antonello da Messina, oggi conservato presso la Galleria Interdisciplinare di Palazzo Bellomo (Siracusa).

DA FABER LIGNARIUS A INGEGNIERO: NICOLA SAPIA NELLA SIRACUSA DEL SETTECENTOAppartenente a una famiglia di artigiani impa...
21/06/2026

DA FABER LIGNARIUS A INGEGNIERO: NICOLA SAPIA NELLA SIRACUSA DEL SETTECENTO

Appartenente a una famiglia di artigiani imparentati con gli Alì, attivi nella ricostruzione post‑sisma del 1693, Nicola Sapia – pur formatosi come faber lignarius – riuscì a imporsi nel contesto locale grazie alla notevole abilità nel disegno e nella progettazione, divenendo uno dei tecnici di riferimento a Siracusa e nel territorio provinciale. Come Rosario Gagliardi, seppe trasformare la formazione artigiana in una competenza tecnica riconosciuta, tanto che in numerosi documenti coevi viene indicato con l’appellativo di “ingegnere”

La sua attività, ancora in fase di definizione critica, è documentata con continuità nella seconda metà del secolo. Dal 1757 dirige i lavori di rifacimento della chiesa di San Sebastiano a Melilli; nel 1763 è nuovamente presente nel cantiere per la costruzione della balconata del campanile, realizzata su suo disegno, mentre il completamento della facciata sarà affidato a Luciano Alì.
Negli stessi anni sovrintende allo spostamento del coro del Duomo di Siracusa e redige la relazione per la nuova cassa del simulacro di Santa Lucia (1763). Nel 1762, insieme a Gaspare Alì, è incaricato di stimare un palatium con taverna alla Giudecca, proprietà dei Gesuiti e concesso in perpetua enfiteusi a Mauro Troja. L’anno successivo figura tra i sottoscrittori dei capitoli per la costruzione del portale della chiesa di San Giovanni extra moenia, opera eseguita da Saverio Alì (1763).
Sempre a Siracusa cura il rifacimento della copertura lignea della Ca****la del Santissimo Crocifisso in Cattedrale (1767) e quello della sacrestia della chiesa di San Giovanni extra moenia (1768). Su incarico di Antonino Ardizzone, sindaco apostolico del convento dei Cappuccini, progetta una sepoltura con scala d’intaglio per la loro chiesa (1770). Nel 1773, insieme a Croce Gagliardi, realizza il modello ligneo della facciata del monastero di Santa Lucia in piazza Duomo, oggetto di ampliamento a cura dell’ingegnere Dumontier.

Nel 1774 esegue lavori in una delle concerie a Fonte Aretusa e coordina la sistemazione del fonte battesimale della chiesa del Collegio di San Filippo Neri alla Mastrarua. Nel 1783 è documentato nel cantiere di Palazzo Ardizzone, nei pressi dell’ex monastero dell’Annunziata. Risulta inoltre coinvolto come intermediario in una controversia sorta durante la costruzione della chiesa di San Leonardo; in tale contesto si occupò anche di un progetto di ampliamento della facciata della Chiesa Madre di Floridia, poi non realizzato.

Muore a Siracusa nel 1792; alla sua morte viene eletto architetto camerale Salvatore Alì, figlio di Luciano.

F.F.

Cimitero Flaminio (Roma) - Tomba dell'ingegnere Dario Barbieri (1892-1975), già direttore tecnico dell'INCIS e autore de...
16/06/2026

Cimitero Flaminio (Roma) - Tomba dell'ingegnere Dario Barbieri (1892-1975), già direttore tecnico dell'INCIS e autore del piano regolatore di Siracusa (1927).

DA SIRACUSA ALL’ELBA: LA MORTE DELL’INGEGNERE DUMONTHIER (1799)Figura di rilievo del Settecento siracusano, l’ingegnere ...
15/06/2026

DA SIRACUSA ALL’ELBA: LA MORTE DELL’INGEGNERE DUMONTHIER (1799)

Figura di rilievo del Settecento siracusano, l’ingegnere Luigi (Alessandro) Dumonthier fu “scoperto” negli anni Cinquanta del secolo scorso da Giuseppe Agnello, che ne riconobbe il ruolo centrale nel processo di ammodernamento della Siracusa tardobarocca. Tecnico di fiducia del vescovo Requesenz e “maestro” del giovane Luciano Alì, Dumonthier intervenne su numerosi edifici civili e religiosi: tra questi la soprelevazione del Palazzo Arcivescovile (1764) e l’ampliamento della facciata di Santa Lucia alla Badia, poi completato da Alì nel 1779, temi già affrontati nelle mie ricerche.

Nuove indagini archivistiche consentono oggi di colmare alcune lacune biografiche. Negli atti dell’epoca Dumonthier figura come “Civitati Liburni”, cioè cittadino di Livorno. Rimane tuttavia incerto se fosse nato nella città toscana o se vi avesse semplicemente risieduto per un periodo prima del trasferimento in Sicilia.

Un elemento particolarmente significativo riguarda il suo spostamento, intorno al 1774, alla Piazzaforte di Longone, sull’Isola d’Elba. Proprio qui è stato possibile rintracciare un documento che ne attesta la morte violenta, avvenuta durante gli scontri che accompagnarono la guerriglia contro le truppe francesi. Un esito drammatico che chiude la parabola di un tecnico colto, mobile e pienamente inserito nelle dinamiche militari e costruttive del suo tempo.

F.F.

PALAZZO CHIARAMONTE (SIRACUSA) E I SUOI PROPRIETARI: UNA SINTESIIl palazzo di via Landolina, di origine medievale e trad...
14/06/2026

PALAZZO CHIARAMONTE (SIRACUSA) E I SUOI PROPRIETARI: UNA SINTESI

Il palazzo di via Landolina, di origine medievale e tradizionalmente attribuito ai Chiaramonte, sorse probabilmente nel periodo in cui Manfredi Chiaramonte, capitano di Siracusa e Lentini, esercitò il controllo sulla città tra il 1350 e il 1355. La sua collocazione, a ridosso della Cattedrale, rispondeva alla volontà di insediarsi nel cuore del potere politico e religioso. Dopo il ritorno degli Aragonesi, il palazzo passò verosimilmente ai De Grandi, baroni di Grottaperciata, attestati a Siracusa già nel Trecento e documentati come proprietari nella seconda metà del XVIII secolo, come indicano la stampa di Bova (1761) e il plastico Gargallo (1773).

In quel periodo il palazzo era di proprietà del barone Diego De Grandi, poi ereditato dalle figlie Maria e Lucia imparentate con gli Arezzo e i Calascibetta. Tuttavia, nell’Ottocento, il palazzo conobbe un progressivo degrado: il rivelo del 1835 lo descrive come in gran parte inabitabile, con tetti e solai compromessi. In seguito fu venduto al capomastro Vincenzo Ruiz, che avviò i lavori di risanamento; alla sua morte, la divisione ereditaria determinò la frammentazione dell’edificio in più unità.

Agli inizi del Novecento l’ingegnere Domenico Pistone acquistò una parte del palazzo, stabilendovi la propria abitazione e lo studio professionale. Figura di rilievo nella stagione di trasformazioni urbanistiche seguita all’abbattimento delle mura di Ortigia, Pistone ampliò progressivamente la proprietà fino a riunificarla tra il 1909 e il 1913. Alla sua morte l’edificio passò alla figlia Giuseppina, docente di lettere classiche, che nel 1974 lo donò all’Università di Catania affinché diventasse sede di studi superiori in archeologia, funzione che conserva tuttora.

F.F.

VIA DEL LITTORIO E LA COSTRUZIONE DELL'INGRESSO MONUMENTALE A ORTIGIATra le strette e tortuose vie Dione e Cavour si est...
10/06/2026

VIA DEL LITTORIO E LA COSTRUZIONE DELL'INGRESSO MONUMENTALE A ORTIGIA

Tra le strette e tortuose vie Dione e Cavour si estende una delle zone della vecchia città di Siracusa, che più urgentemente richiede di essere risanata con opportune opere di sventramento. Essa comprende, infatti, un vasto agglomerato di vecchi ed in gran parte cadenti fabbricati, privi d'aria e di sole, in cui si addensa promiscuamente una popolazione quasi totalmente povera, in condizioni di vita non solo insalubre ma addirittura incivile

(Come combattere l'Urbanesimo, 1933)

L’apertura di via del Littorio (1934) rappresenta uno dei più significativi interventi di trasformazione urbana del fascismo in Sicilia, nonostante la scarsa attenzione storiografica.
L’operazione si inserisce nel più ampio progetto del Regime di costruire un’immagine monumentale dell’Italia moderna e trova a Siracusa un terreno particolarmente favorevole grazie al crescente sviluppo turistico e al ruolo dell’INDA, che contribuì alla diffusione dei miti della classicità.
L’intervento affonda però le sue radici in una lunga tradizione ottocentesca di tentativi di sventramento — dai piani del 1885, Mauceri (1891; 1910) e Cristina (1917) — volti a creare un asse rettilineo di accesso a Ortigia attraverso il quartiere popolare della Graziella, ritenuto insalubre e sovraffollato.

La Legge n. 1380/1926, che inserì Siracusa tra le stazioni di soggiorno e turismo, rese obbligatoria la redazione di un nuovo Piano Regolatore, affidato all’ingegnere romano Dario Barbieri, il quale riprese e sistematizzò questa volontà di lunga durata.
Lo studio particolareggiato dell’ingegnere Salvatore Barreca, capo dell'Ufficio Tecnico, definì un tracciato di circa 300 metri tra piazza Archimede e via Savoja, in relazione sia alla nuova sede del Banco di Sicilia (Caronia Roberti, 1928) sia alla progressiva liberazione dell’Apollonion dalle strutture della caserma sp****la.
Le demolizioni, avviate nel 1934 e concluse nel 1937, portarono alla creazione di undici lotti edificabili, tra cui gli edifici INA e INFPS progettati dall'architetto catanese Francesco Fichera. L’unico edificio storico preservato fu palazzo Greco (oggi sede dell'INDA), grazie all’intervento tempestivo del Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti e dell’archeologo Biagio Pace.

L’opera pubblica suscitò già allora delle critiche: l'urbanista Edoardo Caracciolo (1935) denunciò l’innesto del nuovo asse come uno “sfregio” al tessuto urbano, mentre l'ingegnere Francesco Zappulla (1938) ne riconobbe i benefici igienici ma ne contestò l’impatto sulla viabilità e sull’estetica di Ortigia.
Nel 1940 l’architetto siracusano Gaetano Rapisardi elaborò un progetto di sistemazione dell’area del tempio di Apollo, concepito come prosecuzione monumentale di via del Littorio, ma lo scoppio della guerra ne impedì la realizzazione.
Via del Littorio rimase così l’unico frammento compiuto del più ambizioso progetto fascista di un ingresso monumentale a Ortigia: un intervento che, pur migliorando le condizioni igieniche del quartiere demolito, introdusse un asse estraneo al tessuto storico, rivelando la tensione tra monumentalità moderna e identità urbana della città antica.

F.F.

SALVATORE FORMOSA (1893-1976): UN INGEGNERE DEL NOVECENTO SIRACUSANO Salvatore Formosa nacque a Siracusa il 19 luglio 18...
09/06/2026

SALVATORE FORMOSA (1893-1976): UN INGEGNERE DEL NOVECENTO SIRACUSANO

Salvatore Formosa nacque a Siracusa il 19 luglio 1893 da Luigi Formosa, avvocato e figura di rilievo nella vita amministrativa provinciale, e da Maria Santuccio. Proveniva da una famiglia già legata alla tradizione tecnico‑militare: il nonno Giuseppe, impiegato del Genio borbonico, era stato nominato nel 1863 aiutante di 3ª classe del Genio e assegnato alla sotto‑direzione di Siracusa. Formatosi a Roma presso la Regia Scuola d’Applicazione per gli Ingegneri, dove fu allievo di Gustavo Giovannoni e Vincenzo Fasolo, si laureò nell’anno accademico 1914‑1915 con il massimo dei voti. Durante la Grande Guerra operò come ingegnere addetto al reparto calibro 105 della Società Partenopea di Napoli per conto del Ministero per le Armi e Munizioni; nel 1919, vincitore di concorso, entrò nell’organico del Ministero dei Lavori Pubblici. Nel 1923 fu incaricato di dirigere il primo Ufficio del Genio Civile della nuova provincia italiana di Pola e successivamente prestò servizio come ingegnere principale presso il Genio Civile di Trieste. Rientrato stabilmente a Siracusa, negli anni Venti e Trenta ricoprì ruoli di rilievo nel sistema corporativo: iscritto al PNF dal 1925, fu segretario provinciale del Sindacato Fascista Ingegneri nel 1929, membro della Giunta provinciale degli ingegneri e assessore della Corte d’Assise nel 1933; fece parte inoltre della commissione del concorso per la Casa del Fascio, poi vinto da Gaetano Rapisardi. Dal 1940 assunse la carica di ingegnere capo dell’Amministrazione Provinciale di Siracusa, ruolo che mantenne per decenni diventando uno dei principali protagonisti della modernizzazione infrastrutturale del territorio. Tra le opere più significative si ricordano la progettazione della nuova arteria regionale Siracusa‑Catania, il Palazzo degli Studi di via Armando Diaz e, nel 1960, il mattatoio comunale di contrada Targia; fu inoltre membro della commissione del concorso per il Santuario della Madonna delle Lacrime insieme agli ingegneri Rodolfo Santuccio e Luigi La Ciura. Nel 1951 acquistò il fabbricato rustico di viale Santa Panagia, poi noto come villa Formosa‑Platzgummer, oggi sede del Circolo del Giardino, venduto alla SINCAT nel 1963. Tra il 1955 e il 1961 fu coinvolto nella vicenda giudiziaria relativa alla strada turistica di Pantalica: denunciato dal Ministero della Pubblica Istruzione per presunti danni alla necropoli e alle fortificazioni di Filiporto, venne assolto dal Tribunale di Siracusa perché il fatto non costituiva reato e successivamente assolto con formula piena dalla Corte d’Appello di Messina, che riconobbe la correttezza del suo operato e la conformità al progetto approvato dall’Assessorato dell’Agricoltura. Sposò nel 1940 l’austriaca Maria Platzgummer, originaria di Telfs. Morì a Siracusa il 29 giugno 1976.

L'INGEGNERE ERCOLE FISCHETTI (1878-1959) E LA COSTRUZIONE DELLA CATANIA MODERNA Figura centrale nella trasformazione arc...
03/06/2026

L'INGEGNERE ERCOLE FISCHETTI (1878-1959) E LA COSTRUZIONE DELLA CATANIA MODERNA

Figura centrale nella trasformazione architettonica della Catania del primo Novecento, l’ingegnere Ercole Fischetti contribuì in modo decisivo al rinnovamento del volto urbano del capoluogo etneo.
La sua attività, protratta per oltre cinquant’anni, intreccia modernizzazione, committenze istituzionali e un ruolo attivo nella conservazione del patrimonio storico.

Egli nacque a Catania il 9 novembre 1878, in via Rizzari, da Vincenzo Fischetti, commerciante, e da Rosalia Tedeschi. Dopo il biennio propedeutico in Scienze fisiche e matematiche presso la Regia Università di Catania, proseguì gli studi a Milano, dove si laureò al Politecnico nel 1904 con specializzazione in ingegneria industriale. In questi anni svolse un primo periodo di attività presso l’Ufficio tecnico della Società Gadda & C., diretto dal prof. Giuseppe Belluzzo (1876-1952), docente di Macchine al Politecnico e pioniere nello studio delle turbine a vapore.
Dopo il terremoto di Messina del 1908 Fischetti rientrò a Catania, fissando la residenza in via Francesco Crispi 33 e l’ufficio in via S. Euplio 56. Tra il 1908 e il 1911 lavorò presso l’Ufficio tecnico della Società Elettrica della Sicilia Orientale (fondata nel 1907), occupandosi dell’impianto idroelettrico del Cassibile e di quello dell’Alcantara, che alimentava l’area compresa tra Taormina e Catania. Nel 1913 fu sindaco del consiglio d’amministrazione della Società anonima per l’arginazione del Simeto, presieduta dal barone Giuseppe Zappalà Asmundo (1857 1935).
Durante la Prima guerra mondiale, su incarico dell’Autorità militare, operò per l’Unione Raffinerie Siciliane, importante consorzio industriale fondato nel 1915 per riunire le raffinerie di zolfo dell’isola. Nel dopoguerra partecipò a vari progetti industriali in Grecia promossi da un gruppo di imprenditori guidati dalla Montecatini. Parallelamente si dedicò all’attività edilizia, assumendo per conto del Credito Italiano l’incarico dell’adattamento e del restauro di Palazzo Sangiuliano in piazza degli Studi (1914).

Iscritto al Partito Nazionale Fascista (1928), tra il 1925 e il 1926 realizzò la casa di via Sisto, il palazzo Paternò Castello in via Sant’Euplio, la casa Lombardo in via Alberto Mario e la palazzina Comis Strano (1938) all’angolo tra corso Italia e via Messina. Si occupò inoltre di interventi di rifunzionalizzazione, tra cui la trasformazione dell’ex convento della Purità (fondato nel 1775) nel Palazzo dell’Opera Nazionale Balilla (1926 1930) e i lavori all’Istituto dei Ciechi (1934). Tra le opere pubbliche di maggior rilievo si ricordano la Casa del Mutilato (1933 1939) e, in particolare, il Palazzetto dei Telefoni di via S. Euplio (1936), nel quale riprese linee e ornati di tradizione vaccariniana.
Progettò l’Istituto Agrario Valdisavoia (1925), il sanatorio David di via Milano (1926) e l’ospedale psichiatrico “San Benedetto” (1937). Nel 1939 curò il completamento del Palazzo delle Scienze dell’Università, su progetto avviato dall’architetto Vincenzo Patanè, compresi gli ampliamenti degli istituti universitari di Patologia medica e Clinica generale dell’Ospedale Vittorio Emanuele. Fu Ispettore onorario della Soprintendenza ai Monumenti (1940) e membro della Commissione provinciale per la conservazione dei monumenti e degli oggetti d’antichità e d’arte, insieme all’archeologo Guido Libertini (1888 1953) e all’architetto Francesco Fichera (1881 1950). Nel 1933 seguì il recupero di Castello Ursino, redigendo il progetto della scala del cortile, e gli interventi di adattamento dei locali dell’antico Museo Biscari a sede dell’Istituto femminile “Maria Immacolata”.

Nel settore privato progettò edifici residenziali e complessi edilizi, tra cui il palazzo Cantone Lombardo, il sanatorio David, i complessi Grimaldi Serravalle, il Collegio di San Tommaso a Linguaglossa e gli stabilimenti industriali K**k e Reis di Anversa.
Nel secondo dopoguerra si occupò del rifacimento del palazzo del cav. Antonino Paternò Castello del Toscano Gioeni in piazza Università (1946) e della Casa dello Studente in via Oberdan (1954). Tra il 1947 e il 1951 ricoprì incarichi amministrativi come consigliere e assessore comunale ai Lavori pubblici e ai Servizi tecnologici. Morì a Massa Annunziata (Catania) il 21 agosto 1959, come riportato dal necrologio pubblicato su La Sicilia, lasciando la moglie Jeanne Agterberg e i figli Lina, Nanai, Ercole e Mila.

F.F.

L'OMBRA DI LUCIANO: SAVERIO ALI', IL "FRATELLO DIMENTICATO"Capomastro di notevole competenza tecnica, Saverio Alì emerge...
28/05/2026

L'OMBRA DI LUCIANO: SAVERIO ALI', IL "FRATELLO DIMENTICATO"

Capomastro di notevole competenza tecnica, Saverio Alì emerge come uno dei protagonisti più autorevoli del Settecento siracusano. Attivo per oltre quarant’anni, spesso in collaborazione con il fratello Luciano — già oggetto di studi da parte di Giuseppe e Santi Luigi Agnello, Lucia Trigilia ed Emanuele Fidone — Saverio attraversa con continuità numerosi cantieri, distinguendosi per la sua qualità esecutiva. La sua attività lascia un’impronta concreta e riconoscibile nel processo di trasformazione architettonica del capoluogo aretuseo, contribuendo in modo significativo alla definizione del suo volto settecentesco.

Alì è ben avviato nei primi anni Sessanta, quando interviene nei lavori di riforma del “primo” palazzo del barone Guglielmo Beneventano del Bosco in angolo tra Piazza Minerva e Via Roma, in collaborazione con l’ingegnere di origine francese Luigi Alessandro Dumontier. Poco dopo, si distingue nella complessa riforma della facciata della Chiesa di San Giovanni Evangelista (già oggetto di un mio precedente post), dove coordina lavori di ampliamento, intaglio e sistemazione scultorea, operando sotto la supervisione dell’ingegnere Nicolò Sapia.
Negli anni successivi la sua presenza si estende a numerosi cantieri: dalla Tonnara di Santa Panagia, dove partecipa ai lavori di ammodernamento dell’opificio e alla costruzione della chiesa su commissione di Giuseppe Bonanno Landolina, al Monastero del Carmine, fino alla Chiesa di San Leonardo, di cui contribuisce al rifacimento della facciata in forme squisitamente barocche. Non mancano incarichi prestigiosi in ambito civile, come la realizzazione dello scalone nel palazzo dei baroni Bonanno di Linguaglossa in via Maestranza, uno degli interventi più articolati della sua carriera.
Tra gli anni Ottanta e Novanta la sua competenza – a tratti ingegneristica - viene richiesta soprattutto per restauri strutturali: opera nel Palazzo Senatorio, nel Palazzo Arcivescovile e nella Chiesa del Collegio dei Gesuiti, affrontando problemi di stabilità, cedimenti dei fondamenti, riparazioni di coperture e consolidamenti interni. Le relazioni tecniche dell’epoca lo descrivono come un capomastro esperto, capace di gestire interventi complessi e di coordinare squadre di muratori, scalpellini e stuccatori.

L’ultima testimonianza della sua attività - finora documentata - risale al 1797, ancora impegnato nei lavori di ammodernamento di Palazzo Borgia del Casale in piazza Duomo. La sua lunga carriera restituisce l’immagine di un artigiano solido, presente nei nodi vitali della città e capace di coniugare abilità tecnica e responsabilità operativa.

F.F.

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