04/09/2026
UN INGEGNERE DIMENTICATO: DOMENICO PISTONE
Stimolato dagli studi del prof. Salvatore Adorno, negli ultimi anni mi sono dedicato alla ricostruzione dei profili biografici di numerosi professionisti ed esponenti del notabilato siracusano che ebbero un ruolo determinante nella trasformazione della città tra Ottocento e Novecento. Tra questi merita particolare attenzione l’ingegnere Domenico Pistone, figura di notevole elevatura tecnica oggi purtroppo quasi dimenticata.
Nato a Siracusa nel 1847, Pistone era figlio di Giuseppe Placido (1818), negoziante originario di Comiso, che nel 1843 aveva sposato la cugina Giuseppina Pistone (1825). La famiglia paterna, forte di una consolidata tradizione nel commercio dei tessuti, operava in diverse aree della Sicilia; lo stesso Giuseppe Placido, trasferitosi a Siracusa per motivi di lavoro, stabilì la propria dimora nell’abitazione posta all’angolo tra via Cavour e via Amalfitania.
Come accadde ad altri professionisti siracusani – fra cui l’ingegnere Gaetano Cristina (1857‑1938), figlio di un farmacista e discendente da una famiglia di bottai – anche Domenico scelse di non proseguire l’attività paterna. Le nuove prospettive professionali e il crescente prestigio delle discipline tecniche lo orientarono verso gli studi d’ingegneria. Trasferitosi a Palermo, si iscrisse alla Regia Scuola di Applicazione, dove seguì i corsi di Patricolo, Damiani Almeyda e Basile, conseguendo la laurea nel 1879, negli anni in cui era in corso il cantiere del grandioso Teatro Massimo.
Rientrato a Siracusa, Pistone partecipò attivamente al dibattito sulle demolizioni dei fortilizi che portarono alla realizzazione del quartiere umbertino. Nel corso della sua carriera fu ingegnere della Fabriceria della Cattedrale e membro della Commissione edilizia del Comune di Siracusa, carica che ricoprì ininterrottamente dal 1895 al 1905. Parallelamente si occupò del rifacimento di diversi edifici, tra cui palazzo Gargallo di Castel Lentini su progetto dell'ingegnere catanese Carmelo Sciuto Patti (Piazza Archimede, 1898) e palazzo Specchi (Passeggio Adorno, 1903), oggi inglobato nel Grand Hotel des Étrangers. Di particolare rilievo fu la collaborazione con l’ingegnere Carlo Broggi (1858‑1929), con il quale progettò la soluzione d’angolo di palazzo Interlandi‑Pizzuti (Piazza Archimede – Via Roma, 1908) e l’ospedale delle Cinque Piaghe (Piazza S. Rocco, 1910), il cui prospetto richiama il linguaggio trecentesco del palazzo Montalto.
Il 10 aprile 1894 Pistone sposò Caterina Sollecito (1858‑1924), appartenente a una famiglia di possidenti di Santa Croce Camerina, dalla quale ebbe due figlie: Giuseppina (1895‑1987) e Ada (1897‑1919). Parte della dote di Caterina fu impiegata nel 1902 per l’acquisto dell’appartamento al secondo piano di palazzo Chiaramonte, al prezzo di 6.300 lire, gravato da un canone annuo enfiteutico di circa 300 lire. Tra il 1909 e il 1913 i coniugi Pistone acquisirono progressivamente gli altri corpi di fabbrica, divenendo infine unici proprietari dell’intero edificio.
A seguito della prematura scomparsa della figlia Ada, Pistone incaricò l’architetto avolese Gaetano Vinci (1888‑1964) di progettare la ca****la di famiglia, realizzata nel 1920 presso il Cimitero comunale di Siracusa secondo stilemi classicisti.
Domenico Pistone morì nel 1930, mentre si gettavano le basi per lo sventramento di via del Littorio (oggi corso Matteotti), uno degli interventi urbanistici più significativi dopo l’abbattimento dei fortilizi.
F.F: