17/07/2026
L’ ammodernamento di un edificio degli anni ‘60 non impone stravolgimenti formali. Per ammorbidire la rigidità compositiva tipica di queste architetture è possibile intervenire sulla sagoma con alterazioni volumetriche minime, collocate in nodi puramente strategici. Cambiamenti limitati e calibrati si dimostrano sufficienti per generare un’inedita tensione dinamica e ribaltare, in modo radicale, la percezione d’insieme del fabbricato.
L’esempio perfetto di questo approccio è il nuovo terrazzo. Si tratta di un innesto rettangolare sul prospetto principale che rompe la vecchia monotonia della facciata introducendo un asse ruotato rispetto all’unica direttrice rigida del progetto originale, ma lo fa senza imporsi. Lo abbiamo “smaterializzato” utilizzando un rivestimento in lamina metallica parzialmente riflettente: il volume mimetizza la propria massa assorbendo i colori, la luce e le ombre dell’ambiente circostante. Una singola alterazione geometrica che alleggerisce l’intera composizione e riduce l’impatto paesaggistico.
Alla ridefinizione volumetrica si accosta l’aggiornamento tecnologico. Oltre all’ottimizzazione degli spazi, ottenuta tramite il recupero del sottotetto e la creazione di un nuovo corpo box, l’edificio è stato portato ai massimi standard di efficienza. Fotovoltaico in copertura, nuovi infissi, riscaldamento a pavimento radiante e climatizzazione canalizzata. Minimo impatto sulla forma originaria, massimo risultato su estetica e prestazioni.