08/07/2026
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A Barcellona, nel distretto dell’Eixample, un tratto di Calle Cerdà nasconde sotto l’asfalto una piccola rivoluzione climatica. La pavimentazione è stata realizzata con il biochar, un carbone vegetale ricavato dai noccioli di oliva, che ha richiesto il 76% in meno di emissioni di CO2 rispetto all’asfalto tradizionale. Non solo: per tutta la sua vita utile, questa strada continuerà a sottrarre carbonio dall’atmosfera, comportandosi come un vero e proprio “pozzo di carbonio” urbano.
Il biochar si ottiene attraverso la pirolisi: gli scarti degli ulivi, come nocciolini, sansa e potature, vengono riscaldati a temperature superiori ai 350°C in assenza di ossigeno. Senza ossigeno non c’è combustione, e il carbonio assorbito dalla pianta durante la sua vita non viene rilasciato in atmosfera, ma rimane intrappolato in una struttura solida e porosa stabile per secoli. Il processo genera anche syngas e bio-olio, rendendo l’intero ciclo energeticamente autosufficiente. Nell’asfalto, il biochar sostituisce il tradizionale filler calcareo.
L’Italia, primo produttore europeo di olio d’oliva, genera ogni anno milioni di tonnellate di scarti olivicoli: un costo di smaltimento che potrebbe trasformarsi in opportunità economica. Startup come NeraBiochar e Localcarbon Italia stanno già costruendo filiere complete, dagli impianti di pirolisi modulari fino alla certificazione del carbonio sequestrato da vendere sul mercato dei crediti climatici. L’agricoltore, così, risparmia sullo smaltimento, migliora i propri terreni e guadagna dalla propria azione a favore del clima. Un modello che dimostra come la decarbonizzazione possa passare anche da innovazioni diffuse e radicate nel territorio.
L’articolo di Gabriella Rocco è su greenandblue.it