31/10/2025
STRADE
Un tempo, filosofia e scienza condividevano lo stesso respiro: la stessa tensione verso la verità, lo stesso desiderio di comprendere ciò che siamo e ciò che ci circonda. Poi, lento ma inesorabile, è avvenuto il distacco.
Da una parte è rimasto il pensiero umano, fragile e audace, che continua a interrogare e interrogarsi; dall’altra, si è eretta la certezza delle scienze esatte, spesso presentate come dogmi indiscutibili, senza spazio per la critica.
Eppure, la sfida non è scegliere in quale campo collocarsi, ma ritrovare quel filo sottile che li tiene uniti. Non l’equilibrio dettato dalla massima aristotelica “in medio stat virtus”, che si appaga di una geometrica equidistanza, ma quello vivo, dinamico e mutevole, eracliteo, capace di tenere insieme non solo misura e significati, ma anche rigore e dubbio.
Viviamo immersi in un mondo di algoritmi e codici binari, in una dimensione surreale che tuttavia si spaccia per razionale. Siamo travolti inconsapevolmente da una rivoluzione digitale che ha generato pseudo-certezze, soffocando la voce del dialogo, l’ascolto di sé e degli altri, fino ad annullare ogni attitudine al confronto vivo e sano.
È così che il pensiero si è inaridito, la vita svuotata di senso, e quei pochi leader planetari, emblemi di un delirio collettivo, si sono imposti come falsi salvatori in un deserto culturale ed esistenziale. Finiti nel baratro di una minaccia bellica planetaria senza precedenti.
Siamo ormai annichiliti da un’idea di scienza che non ha più il sapore di “progresso” e assuefatti da verità preconfezionate che negano alla radice il “libero arbitrio”.
Bisognerà ricominciare recuperando ciò che sembrava scontato: le buone maniere, il discernimento, la profondità del ragionare.
E, sopra ogni cosa, la libertà del pensiero critico: unica bussola per invertire la rotta e ritrovare, forse, la strada verso una vita viva.