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A volte è necessario tenere il mondo a un metro di distanza.Solo così, osservandone l’essenza da fuori si evita il rumor...
02/11/2025

A volte è necessario tenere il mondo a un metro di distanza.
Solo così, osservandone l’essenza da fuori si evita il rumore e la confusione quando eccessivi.
Per questo, tra appunti e azioni ricerco un ordine di vita che non voglia essere perfezione ma armonia, intrecciata di trame di serenità, non di felicità.
Perché di felicità, in questa epoca, fuori non ne è rimasta molta.
Se si è bravi e fortunati, forse ne sopravvive ancora un po’ solo dentro di noi.
Il resto è sogno e pura utopia.

Un Syrah del 2018 di una piccola e straordinaria realtà di Cortona. Quindici gradi di pura ebbrezza, che scaldano l’iniz...
01/11/2025

Un Syrah del 2018 di una piccola e straordinaria realtà di Cortona. Quindici gradi di pura ebbrezza, che scaldano l’inizio di novembre con eleganza e carattere.
Profumi di frutta matura, note di liquirizia, accenni speziati che sussurrano alla memoria di un territorio fantastico. Di un vino che non si limita a riempire il calice, ma che invita a rallentare e ad ascoltare il tempo nella sua bellezza.

𝐈𝐥 𝐩𝐚𝐫𝐚𝐝𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚 𝐫𝐮𝐛𝐚𝐭𝐚: 𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐞𝐧𝐚 𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚.Nel racconto di Poe “La lettera rubata” (1844), il ministro...
01/11/2025

𝐈𝐥 𝐩𝐚𝐫𝐚𝐝𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚 𝐫𝐮𝐛𝐚𝐭𝐚: 𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐞𝐧𝐚 𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚.
Nel racconto di Poe “La lettera rubata” (1844), il ministro D. riesce a sottrarre una lettera compromettente alla famiglia reale sotto i loro stessi occhi, sostituendola abilmente con un’altra.

Quando la polizia, guidata dal Prefetto, irrompe nel suo appartamento, commette un errore fatale: cercare la lettera solo nei nascondigli segreti, convinta che il colpevole l’abbia occultata con raffinata astuzia.
Eppure, la lettera era lì, dove era sempre stata: mal piegata, appoggiata in un portacarte sopra il camino, in piena vista. Così esposta da divenire invisibile.

Solo Auguste Dupin, il detective, comprende la sottile ironia dell’inganno: nascondere una cosa mostrandola. Confondendola tra l’ordinario, facendola scivolare nell’abitudine, fino a cancellarla dallo sguardo di chi vede solo ciò che si nasconde.
La riprende così, con un altro stratagemma, e la restituisce a chi di dovere.

Jacques Lacan, psicanalista e filosofo del secolo scorso, dedicò a questo racconto un intero seminario (1954-55), spostando il centro del discorso dal contenuto della lettera al suo movimento, al modo in cui essa viene sottratta pur restando in vista.

La verità, suggerisce Lacan, non abita nell’ombra ma, spesso, alla luce che abbaglia. È il senso stesso del “troppo visibile” che ci sfugge.
Talvolta, quanto appare in modo eccessivamente evidente finisce per svanire alla nostra percezione, soprattutto in quest’epoca di sguardi distratti e di occhi che vedono ma non sanno riconoscere.

Forse il compito più urgente è proprio questo: reimparare a guardare l’evidenza, a scorgere la semplicità rivelatrice che si offre in superficie.
Ritrovando verità che, silenziosamente, da sempre appaiono a noi.

STRADEUn tempo, filosofia e scienza condividevano lo stesso respiro: la stessa tensione verso la verità, lo stesso desid...
31/10/2025

STRADE
Un tempo, filosofia e scienza condividevano lo stesso respiro: la stessa tensione verso la verità, lo stesso desiderio di comprendere ciò che siamo e ciò che ci circonda. Poi, lento ma inesorabile, è avvenuto il distacco.

Da una parte è rimasto il pensiero umano, fragile e audace, che continua a interrogare e interrogarsi; dall’altra, si è eretta la certezza delle scienze esatte, spesso presentate come dogmi indiscutibili, senza spazio per la critica.
Eppure, la sfida non è scegliere in quale campo collocarsi, ma ritrovare quel filo sottile che li tiene uniti. Non l’equilibrio dettato dalla massima aristotelica “in medio stat virtus”, che si appaga di una geometrica equidistanza, ma quello vivo, dinamico e mutevole, eracliteo, capace di tenere insieme non solo misura e significati, ma anche rigore e dubbio.

Viviamo immersi in un mondo di algoritmi e codici binari, in una dimensione surreale che tuttavia si spaccia per razionale. Siamo travolti inconsapevolmente da una rivoluzione digitale che ha generato pseudo-certezze, soffocando la voce del dialogo, l’ascolto di sé e degli altri, fino ad annullare ogni attitudine al confronto vivo e sano.

È così che il pensiero si è inaridito, la vita svuotata di senso, e quei pochi leader planetari, emblemi di un delirio collettivo, si sono imposti come falsi salvatori in un deserto culturale ed esistenziale. Finiti nel baratro di una minaccia bellica planetaria senza precedenti.

Siamo ormai annichiliti da un’idea di scienza che non ha più il sapore di “progresso” e assuefatti da verità preconfezionate che negano alla radice il “libero arbitrio”.
Bisognerà ricominciare recuperando ciò che sembrava scontato: le buone maniere, il discernimento, la profondità del ragionare.
E, sopra ogni cosa, la libertà del pensiero critico: unica bussola per invertire la rotta e ritrovare, forse, la strada verso una vita viva.

Misurare l’abisso dell’esistenza:un gesto paradossale, un tentativo di dare forma a ciò che, per natura, sfugge a ogni m...
30/10/2025

Misurare l’abisso dell’esistenza:
un gesto paradossale, un tentativo di dare forma a ciò che, per natura, sfugge a ogni misura. Eppure, è questo il nostro impegno quotidiano e, insieme, il nostro dramma.
Da un lato la ragione: esigente, assetata di certezze, che insegue l’esattezza.
Dall’altro la vita emotiva: vertiginosa, indecifrabile, irriducibile a ogni schema, sempre misteriosa.
In mezzo, lo spazio del vivere contemporaneo che si tende e si restringe, diviso tra sintesi e tensioni, tra interrogativi e risposte.
Quando la precisione ignora il senso, si fa astrazione sterile e, analogamente, se il senso rifiuta la misura, precipitiamo nel caos, nell’illusione dell’utopia. Da qui nasce una forma di conoscenza autentica di noi stessi e di ciò che ci circonda: in un equilibrio instabile tra due forze, dove la lucidità non nega il mistero e l’emozione contempla forme di disciplina.
In questa dissoluzione s’apre una via, segnata da un pensiero che non possiede ma che attraversa, che non cerca verità ultime ma sa esporsi all’incertezza senza timore.
E che riconosce nell’esperienza consapevole una forma viva di opportunità, di energia, di salvezza.

NOBILITARE IL DOLORE!Nuova esperienza di docenza in una realtà molto difficile, che evito di raccontare. Mi riporta a Si...
28/10/2025

NOBILITARE IL DOLORE!
Nuova esperienza di docenza in una realtà molto difficile, che evito di raccontare.

Mi riporta a Simone Weil, donna dal pensiero limpido e filosofa ardente, quando scelse di farsi assumere come fresatrice alla Renault. Non per curiosità sociologica, ma per incarnare, nella fatica e nell’alienazione, ciò che la filosofia da sola non poteva rivelarle fino in fondo.

“Stando in officina, la sventura degli altri mi è entrata nella carne”, scrisse. Come a suggellare la coincidenza tra conoscenza e compassione, tra mente e corpo, tra idea e dolore vissuto.

In quella radicale avventura trovò conferma della sua intuizione più vertiginosa: nella creazione, Dio non si è espanso, ma si è ritratto, lasciando spazio al mondo, al male, alla libertà umana.
Solo ritirandosi, come l’artista che indietreggia davanti alla sua opera perché viva di vita propria, Egli ha permesso all’uomo di provare, di cadere, di esistere nel comprendere il significato dell’amore.

A ricordarci che la vita vera non abita nelle teorie o nelle realtà edulcorate, ma nei sentieri non tracciati, nelle esplorazioni inaspettate, nelle esperienze che ci attraversano l’anima.

GRAVELLO 2016Un rosso  di 14.5 gradi, immenso, nobile, potente. Una delle molte grandiosità del Sud: un vino calabrese d...
26/10/2025

GRAVELLO 2016
Un rosso di 14.5 gradi, immenso, nobile, potente. Una delle molte grandiosità del Sud: un vino calabrese di rara intensità, dove gusto e terra si fondono in un’unica vibrazione.

Sarà perché mi senta orgogliosamente figlio della Magna Grecia, legato al respiro del Mediterraneo, alla sua cultura e alla sua bellezza senza tempo.
Ma certe nobiltà non si discutono: si contemplano.
A prescindere!

IMBECILLI!Tra tecnica e poesia vige un dualismo alimentato da quella sottile demarcazione che separa il visibile dall’in...
25/10/2025

IMBECILLI!
Tra tecnica e poesia vige un dualismo alimentato da quella sottile demarcazione che separa il visibile dall’intangibile.
È la stessa linea che divide il mondo dei numeri da quello delle parole.

L’architettura la percorre ogni giorno per dare forma a spazi e strutture, così come lo scrittore che plasma libri e pensieri attraverso una propria “tecnica di scrittura”.

La parola imbecille ne è un simbolo remoto: dal latino imbecillis, composto da in (“senza”) e baculum (“bastone”), a indicare colui che compie azioni incapaci di reggersi da sé, deboli, fiacche, prive di sostegno, fino ad apparire illogiche.
Quel bastone che, fin dall’antichità, è strumento tecnico nell’essere prolungamento dell’uomo, sostegno o arma secondo la necessità.

Tutto questo, ancora una volta, rimanda a Eraclito e alla sua arte di creare equilibrio tra opposti che diventano speculari, compenetrandosi tra loro nel trovare punti di incontro.

Perché se è vero, come è vero, che solo occhi sensibili sanno scorgere la bellezza nel mondo, è altrettanto vero che senza “occhiali”, senza strumenti, si rischia di annegare nella cecità.
Con una sola condizione: che la tecnica resti sempre al servizio della “poesia”.
Altrimenti... imbecilli, noi!

Tra solitudine e moltitudineCondividiamo gli stessi spazi, attraversiamo le stesse realtà. A volte ci sfioriamo, ci avvi...
24/10/2025

Tra solitudine e moltitudine
Condividiamo gli stessi spazi, attraversiamo le stesse realtà. A volte ci sfioriamo, ci avviciniamo, percepiamo persino le stesse vibrazioni.
Eppure, restiamo estranei. Non sappiamo davvero nulla gli uni degli altri.

ANIMISMO PSICOLOGICOL’amico Mario Provitera, editore, musicista e oste, mi ha gentilmente omaggiato di un bel libro di C...
23/10/2025

ANIMISMO PSICOLOGICO
L’amico Mario Provitera, editore, musicista e oste, mi ha gentilmente omaggiato di un bel libro di Carlo Truppi.
Si tratta di incontri e dialoghi con James Hillman, psicologo post-junghiano e filosofo, che ha teorizzato una visione del mondo in cui la vita psicologica non è riservata solo agli esseri umani.
Nelle sue ricerche lo studioso statunitense ha sostenuto che oggetti, pietre, fiumi, montagne portino con sé una presenza, un’eco psichica che vibra nel mondo e nelle coscienze.
Un albero, secondo lui, non è solo legno e foglie se ne percepiamo la storia, l’essenza, la voce silenziosa; e che ogni casa, ogni strada, ogni oggetto possegga un’anima che ci sfiora, ci scuote, ci invita a guardare più in profondità.
Ciò conferma che il mondo non sia solo materia ma una dimensione viva da abitare, fatta di articolate sfaccettature; un mosaico di presenze significative in cui l’anima degli uomini si intreccia con quella della realtà tangibile.
Ascoltare le voci di ciò che circonda, tra persone e cose, significa imparare a vivere con meraviglia e rispetto, riconoscendo che tutto ciò che esiste porta con sé una storia da sentire.
E se viene fatto con attenzione vuol dire nutrirsi per esistere.
Magicamente!

Gli intrighi e i misteri della vita, del tempo, delle relazioni, dell’amore, della felicità, e gli intrecci con quelli d...
22/10/2025

Gli intrighi e i misteri della vita, del tempo, delle relazioni, dell’amore, della felicità, e gli intrecci con quelli della coscienza, della verità, dell’eternità, dell’anima e della sua spiritualità: tutto ciò mi ha tormentato fin da ragazzo.
Sebbene sia riuscito a fare un po’ di luce su molti di questi enigmi, restano ancora tanti dubbi e incertezze.
Un tormento che continuerà a esserci, fino alla fine.

Rosario e Parthenope, i due pezzi di cuore lasciati tra le colline senesi.
21/10/2025

Rosario e Parthenope, i due pezzi di cuore lasciati tra le colline senesi.

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