02/08/2026
ALBERI IN CITTA’
Un albero stradale muore quasi sempre per soffocamento delle radici, non per malattia: piantato in una buca stretta, sotto pavimentazione impermeabile, con il terreno compattato dai mezzi di cantiere. Prima di scegliere la specie bisogna garantire volume di suolo esplorabile, terreno non compattato e acqua che riesca a infiltrarsi. Un albero giusto in una buca sbagliata è un albero morto con qualche anno di ritardo.
Poi vengono le specie. Il criterio non è più solo estetico: serve chi regge caldo, siccità, aria urbana e — sempre più — chi non collassa alla prima nuova malattia.
Il tiglio è tra i migliori per raffrescare: chioma densa a cuore, ottima capacità di intercettare le polveri, fioritura preziosa per le api.
Il bagolaro (o spaccasassi) è forse l'albero urbano italiano per eccellenza del futuro prossimo: resiste alla siccità, all'aria inquinata e ai suoli poveri e compattati, con radici che non sollevano i marciapiedi quanto altre specie.
L'acero campestre, nostrano e rustico, funziona bene nelle strade più strette dove un platano sarebbe fuori scala.
Il platano resta insuperabile per dimensione della chioma, ma va usato con cautela: il cancro colorato si trasmette proprio attraverso le ferite di potatura, e ogni intervento sui platani va comunicato al Servizio Fitosanitario Regionale.
La terza risposta è la meno tecnica e la più importante: la diversità. I viali monospecifici — chilometri di un'unica specie — sono spettacolari e fragilissimi. Una singola malattia può cancellarli tutti insieme, come è successo agli olmi in mezza Europa. Un filare misto è meno regolare da guardare, e molto più difficile da perdere.
Piantare un albero stradale oggi significa prendere una decisione che darà i suoi frutti quando chi la prende non ci sarà più. È l'atto meno immediato e più generoso che un'amministrazione possa compiere.
I platani sotto cui passiamo li ha piantati qualcuno duecento anni fa, sapendo di non poterli mai vedere adulti.