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Confindustria Siamo la principale associazione di rappresentanza delle imprese manifatturiere e di servizi che operano in Italia.

Promuoviamo la centralità dell’impresa sul territorio come motore di sviluppo economico, sociale e civile del Paese. Non riceviamo finanziamenti pubblici e rappresentiamo le imprese e i loro valori presso le Istituzioni, a tutti i livelli, per contribuire concretamente al benessere e al progresso della società. In quest’ottica, garantiamo servizi sempre più diversificati, efficienti e moderni.

Nel 2025 le PMI italiane hanno raddoppiato l'uso dell'intelligenza artificiale, passando dal 7,7% del 2024 al 15,7%. Il ...
27/10/2026

Nel 2025 le PMI italiane hanno raddoppiato l'uso dell'intelligenza artificiale, passando dal 7,7% del 2024 al 15,7%.

Il dato arriva dalla rilevazione Eurostat sull'uso dell'AI nelle imprese aggiornata al 2025 e riguarda le aziende tra 10 e 249 addetti che hanno utilizzato almeno una tecnologia di intelligenza artificiale.

La crescita è significativa, anche se il posizionamento dell’Italia resta comunque sotto la media europea, pari al 18,9%. Davanti all'Italia si collocano la Germania, con il 24,9% delle PMI che ricorrono all'intelligenza artificiale, la Spagna al 19,1% e la Francia al 17,1%.

Il confronto con il 2024 mostra però quanto sia stata rapida la crescita italiana. Un anno prima le PMI francesi erano al 9,3%, le spagnole al 10,3% e le tedesche al 18,8%, con una media UE del 12,6%. In dodici mesi l'Italia ha guadagnato 8 punti, più della Germania e della Francia e poco meno della Spagna.

Il quadro cambia guardando le imprese di maggiori dimensioni.

Tra le aziende italiane con oltre 250 addetti, l'adozione dell'AI arriva al 53,1%, un valore vicino alla media europea del 55,0% e alle grandi imprese di Germania (57,0%), Spagna (57,5%) e Francia (58,0%). Su queste imprese, il sistema industriale italiano tiene il passo europeo.

È soprattutto mettendo a confronto le due dimensioni che emerge il principale elemento di attenzione: il divario interno si è allargato. In Italia la distanza tra grandi imprese e PMI è passata da circa 25 punti nel 2024 a oltre 37 punti nel 2025.

L'adozione dell'AI accelera quindi in tutti i principali Paesi, ma corre più veloce dove sono già presenti scala, competenze interne e capacità di investimento. Ed è proprio questo il punto centrale per l'Italia: il tessuto produttivo è fatto in larga parte di PMI, ed è su questo segmento che si gioca gran parte del recupero di produttività legato all'intelligenza artificiale.

Per questo servono competenze digitali diffuse, un quadro regolatorio chiaro e strumenti di sostegno all'investimento calibrati sulle imprese di minore dimensione.

21/10/2026

Un Paese che non investe sui giovani è un Paese che si è già arreso.

Come imprese, siamo chiamati a fare la nostra parte, offrendo opportunità di crescita e salari competitivi.

L’Italia non può rassegnarsi a veder partire i suoi talenti migliori.

Ma sappiamo che i giovani scelgono dove costruire il proprio futuro anche in base alla qualità complessiva della vita che un Paese è capace di offrire. Se vogliamo che scelgano di restare, serve un impegno comune per creare le condizioni perché possano farlo.

È con questa convinzione che Maria Anghileri, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, ha rilanciato dal Convegno nazionale di Capri la proposta di un’IRPEF agevolata per gli under 35: un’esenzione decrescente nei primi cinque anni dal primo impiego, per redditi fino a 50 mila euro.

È una misura semplice e concreta che aumenta il netto in busta paga e rende più competitivo il lavoro in Italia.

Che il tema sia entrato nel dibattito pubblico, con proposte sia dalla maggioranza sia dall’opposizione, è un segnale importante. Ora però serve un passo in più: trasformare il confronto in fatti.

16/10/2026

L’Europa è la nostra casa imperfetta ma preziosa, perché si fonda sulla libertà. Ma quanto vale questa libertà se oltre l’80% dei prodotti, dei servizi e delle infrastrutture digitali che utilizziamo dipende da fornitori extraeuropei?

È una dipendenza che limita la nostra autonomia industriale e la nostra capacità di decidere del futuro, rischiando di relegarci al ruolo di spettatori di una trasformazione destinata a cambiare gli equilibri del mondo.

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale apre una finestra storica che non resterà aperta per sempre. L’Europa dispone del patrimonio industriale, delle competenze e delle risorse necessarie per costruire una propria filiera tecnologica.

Per riuscirci, però, serve la volontà politica di agire, e serve farlo adesso. Non possiamo diventare i camerieri digitali degli Stati Uniti e della Cina. Siamo l’Europa e dobbiamo avere l’ambizione di giocare da protagonisti.

È da questa visione che nasce ITAL.IA 2030, il piano presentato oggi al Convegno nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria dalla presidente Maria Anghileri.

Una proposta che punta ad accelerare l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese, attrarre investimenti attraverso una ZES-IA, rafforzare le infrastrutture tecnologiche e investire nella formazione dei talenti.

15/10/2026

Oggi siamo a Bruxelles, alla Commissione Europea, per difendere le imprese e le famiglie italiane.

In concomitanza con il Consiglio europeo, abbiamo incontrato il Commissario Maroš Šefčovič e il Vicepresidente Raffaele Fitto, portando all’attenzione delle istituzioni europee le preoccupazioni e le priorità dell’industria italiana, di oggi e soprattutto del futuro.

Con Šefčovič siamo stati chiari: la concorrenza cinese sta mettendo a dura prova la nostra industria. I prodotti cinesi arrivano sul mercato europeo con prezzi anche del 30% inferiori, senza essere soggetti agli stessi standard sociali e ambientali richiesti alle nostre imprese. Una disparità che non possiamo più accettare.

Con Fitto abbiamo affrontato i temi del nuovo bilancio europeo, della coesione e dell’energia. Il peso del sistema ETS sulla competitività industriale è ormai insostenibile, mentre il costo dell’energia continua a penalizzare le imprese e a pesare sui bilanci delle famiglie.

Sono due facce della stessa emergenza, che richiede risposte concrete e immediate.

Non chiediamo privilegi, ma condizioni eque per competere. Il Made in Italy dimostra ogni giorno il proprio valore, la propria capacità di innovare e di creare sviluppo e occupazione. Ora l’Europa deve fare la sua parte, mettendo la nostra industria nelle condizioni di esprimere tutto il suo potenziale.

E abbiamo bisogno di unità. Perché nessun Paese può pensare di farcela da solo.

13/10/2026
Nel 2025, l’intelligenza artificiale in Italia ha raggiunto un valore di €1,38 miliardi.A fotografare questa crescita è ...
13/10/2026

Nel 2025, l’intelligenza artificiale in Italia ha raggiunto un valore di €1,38 miliardi.

A fotografare questa crescita è il rapporto Il Digitale in Italia 2026, elaborato da Anitec-Assinform insieme a NetConsulting cube. I dati mostrano un’accelerazione significativa negli ultimi tre anni: dai €674 milioni del 2023 si è passati a €935 milioni nel 2024, fino a raggiungere gli attuali €1,38 miliardi.

In soli due anni, quindi, il valore del mercato è più che raddoppiato. E la crescita ha continuato ad accelerare: tra il 2024 e il 2025 l’incremento è stato maggiore rispetto all’anno precedente, sia in termini assoluti sia percentuali.

Una dinamica che racconta come l’intelligenza artificiale stia assumendo un ruolo sempre più centrale nel sistema produttivo italiano, passando dalla sperimentazione a investimenti sempre più strutturati. Una trasformazione che apre nuove opportunità, ma pone anche interrogativi sulla capacità delle imprese di coglierle e tradurle in competitività.

Per rafforzare l’ecosistema nazionale dell’intelligenza artificiale, però, non basta sostenere lo sviluppo delle tecnologie: occorre incentivarne anche l’adozione. Finora le politiche pubbliche si sono concentrate soprattutto sul potenziamento dell’offerta, dalle capacità di calcolo agli incentivi tecnologici. La sfida, oggi, è stimolare anche la domanda, attraverso un’azione culturale e strategica che porti l’IA al centro del dibattito pubblico e ne valorizzi il ruolo come leva di competitività per le imprese e per i servizi pubblici.

È proprio da queste sfide che partirà il confronto del 41° Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria, in programma il 16 e 17 ottobre al Grand Hotel Quisisana di Capri, dal titolo “StrategIA. Il futuro è un’impresa umana”.

Due giornate di confronto tra imprese, università e istituzioni sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella competitività del Paese e sulle competenze necessarie per governare una trasformazione economica e tecnologica di questa portata.

Il prezzo del gas in Europa a settembre è salito a 77 €/MWh, il massimo da fine 2022: più del doppio dei 33 €/MWh regist...
06/10/2026

Il prezzo del gas in Europa a settembre è salito a 77 €/MWh, il massimo da fine 2022: più del doppio dei 33 €/MWh registrati a febbraio.

Siamo ancora distanti dai picchi anomali del 2022, ma la guerra nel Golfo ha riportato il gas su livelli che non hanno più nulla di ordinario: nel 2019 il prezzo si attestava a 14 €/MWh.

All'origine c'è la quasi completa chiusura dello Stretto di Hormuz. A settembre la quota dei transiti di navi è al 13% del normale e gran parte del gas e del greggio dell'area non può essere esportata: per il petrolio si tratta di 17,4 su 20,0 mbg. Su questa spinta il Brent è a $101 al barile, con un picco di $109, e resta volatile perché i mercati reagiscono a ogni notizia che riguarda gli impianti nel Golfo.

Gli effetti sui prezzi al consumo sono già visibili:
→ Inflazione italiana a settembre al +4,2% annuo, nuovo massimo dell'anno (da +3,3% di agosto e da +1,0% a inizio 2026)
→ Energetici al consumo al +22,3%, da +17,1% di agosto
→ Indice al netto di energia e alimentari in risalita al +2,0%, da +1,8%

La componente di fondo resta quindi su valori contenuti, ma ha iniziato a muoversi: nei prossimi mesi vari beni potrebbero incorporare i maggiori costi di trasporto.

Come rileva la Congiuntura Flash del nostro Centro Studi, le banche centrali stanno già reagendo: a settembre la BCE ha alzato i tassi di un quarto di punto, al 2,50%, e i mercati si attendono ulteriori rialzi: complessivamente, tra 2026 e 2027 dovrebbe alzare di +1,25 punti.

L'effetto atteso è un rallentamento di consumi e investimenti, anche in Italia.

L'export italiano non si ferma: negli ultimi sei anni è cresciuto in media del 5% l'anno, e il 2025 ha aggiunto un altro...
01/10/2026

L'export italiano non si ferma: negli ultimi sei anni è cresciuto in media del 5% l'anno, e il 2025 ha aggiunto un altro +3,3% in un anno segnato dalle tensioni geopolitiche e dall'inasprimento della politica tariffaria americana.

È un risultato positivo che conferma la capacità di tenuta del nostro sistema produttivo: le vendite di beni all'estero hanno raggiunto i €643,2 miliardi.

Secondo l'analisi del nostro Centro Studi, a trainare la crescita sono stati pochi mercati e comparti, a partire dagli Stati Uniti, che hanno fornito il maggiore contributo per mercato.

Proprio la dinamica delle vendite oltreoceano ha sorpreso in positivo, a fronte di attese di un possibile arretramento: l'export italiano verso gli Stati Uniti è cresciuto del 7,2%, sfiorando i €70 miliardi.

Resta però l'Europa il baricentro dei nostri scambi, con oltre la metà delle esportazioni italiane diretta verso l'Unione europea.
→ Unione europea: 51,3% delle esportazioni italiane, di cui Spagna 5,9%, Polonia 3,2% e Paesi Bassi 2,9%
→ Extra UE: 48,7%
→ Stati Uniti: 10,8%, con un guadagno di 1,3 punti di quota rispetto al 2019

La resilienza dell'export, tuttavia, non è generalizzata. La performance verso gli Stati Uniti si è concentrata in poche produzioni: al netto dei prodotti farmaceutici e degli altri mezzi di trasporto, le esportazioni verso quel mercato hanno registrato nel 2025 una contrazione di quasi il 6%.

Sul fronte delle importazioni, invece, cresce rapidamente il peso della Cina, in particolare nei comparti ad alto valore aggiunto. Tra il 2019 e il 2025 la quota cinese sulle importazioni italiane di prodotti tecnologicamente avanzati è più che raddoppiata, passando dal 14,2% al 34,8%.

Consolidare i mercati storici resta la base su cui poggia la nostra presenza internazionale, ma lo spazio di crescita passa anche dall'apertura di nuove rotte commerciali. Mercosur e India offrono all'export italiano sbocchi capaci di diversificare la domanda e di ridurre la dipendenza da pochi mercati e pochi comparti.

A settembre le imprese italiane hanno previsto 565mila assunzioni. Eppure, nel 44,1% dei casi, trovare i profili ricerca...
24/09/2026

A settembre le imprese italiane hanno previsto 565mila assunzioni. Eppure, nel 44,1% dei casi, trovare i profili ricercati resta difficile.

È una delle principali criticità del mercato del lavoro italiano: le aziende cercano persone, ma domanda e offerta continuano a non incontrarsi pienamente.

A pesare sono soprattutto la carenza di candidati e la distanza tra le competenze disponibili e quelle richieste dalle imprese. Un divario che diventa ancora più evidente per i profili tecnici e specializzati, dalla manifattura all’ICT.

Ridurre questo mismatch significa lavorare su un collegamento più stretto tra formazione, competenze e fabbisogni reali del sistema produttivo, costruendo percorsi capaci di accompagnare le persone verso professionalità effettivamente richieste dal mercato.

Una sfida che riguarda anche i nuovi canali di ingresso nel mercato del lavoro. Tra le esperienze sviluppate in questa direzione ci sono i percorsi di formazione e mobilità internazionale qualificata promossi da Umana S.p.A. in Paesi come Ghana, Marocco e Tunisia, dove la preparazione professionale inizia nei territori di origine sulla base delle esigenze delle imprese, per proseguire poi con l’ingresso regolare in Italia e l’inserimento lavorativo.

Perché colmare il divario di competenze non significa soltanto trovare persone per i posti disponibili, ma costruire oggi le professionalità di cui le imprese avranno bisogno domani.

Le Life Sciences valgono il 13% del PIL italiano, impiegano 3,1 milioni di persone e generano €65 miliardi di export man...
22/09/2026

Le Life Sciences valgono il 13% del PIL italiano, impiegano 3,1 milioni di persone e generano €65 miliardi di export manifatturiero (dati 2024).

Numeri che non descrivono solo la rilevanza industriale del settore, ma ne evidenziano anche il ruolo centrale per la crescita del Paese, con una previsione che lo vede arrivare fino al 18% del PIL entro il 2035.

Questa traiettoria di sviluppo si inserisce in un contesto in cui la salute non è soltanto un ambito sociale, ma una vera e propria precondizione per la competitività economica. In questo senso, le Life Sciences si configurano come una filiera ad alto potenziale, sia in termini di innovazione sia di occupazione.

A questo si aggiunge la forza del network italiano tra Università, Centri di Ricerca e IRCCS, un ecosistema che rende il nostro Paese un terreno fertile per l'innovazione. Non è un caso che, il 15% della ricerca e sviluppo privata nazionale viene dalla filiera Life Sciences.

A rafforzare ulteriormente questo posizionamento contribuisce anche il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale. Nel 2024, l’Italia si è collocata al terzo posto al mondo per numero di trial clinici che utilizzano l’IA, subito dopo Stati Uniti e Cina.

In questo contesto, nel 2025 abbiamo ottenuto un altro risultato importante: l'apertura alla collaborazione tra privati-profit, IRCCS e soggetti pubblici per il trattamento di dati sanitari con l'IA. Un passo concreto verso la valorizzazione di un vantaggio competitivo che il nostro Paese già possiede.

Anche l'Europa guarda con decisione a questo settore.

L'obiettivo UE è rendere il continente l'hub globale per le Life Sciences entro il 2030. Nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 sono infatti previste risorse importanti: €20,3 miliardi per il Fondo per la Competitività e €19,6 miliardi per Horizon Europe dedicati al settore.

La sfida ora per l’Italia è duplice: da un lato garantire la sostenibilità del Sistema salute italiano, dall'altro posizionare il Paese come hub di riferimento mondiale per l'innovazione nelle Life Sciences e nella medicina di precisione.

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Rome
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