17/09/2026
Post pungente per giardinieri (e non solo)
Non c'è design in questo post (ne AI) ma solo qualche slide dell'ennesimo bell'evento in quel di Bergamo.
Il mondo va avanti, si evolve, e anno dopo anno ci viene data la possibilità di osservare questo avanzamento, addirittura di farne parte.
Il Landscape Festival è da anni la nostra finestra sul mondo e uno dei pochi eventi davvero formativi per chi, come me, è innamorato di quello che fa.
Eppure ogni anno osservo una costante che non cambia, se non in modo impercettibile: siamo sempre gli stessi, siamo sempre pochissimi. In proporzione, il pubblico internazionale sempre presente, entusiasta e partecipativo, è decisamente più copioso.
Il festival stesso è tarato per questo numero di persone, perché ormai sono una costante del tutto prevedibile: si sa che saremo una nicchia, una sorta di elite.
Elite perché tutti gli altri sono decisamente più impegnati di noi che ogni anno facciamo di tutto pur di parteciparvi, elite perché nessuno al di fuori di noi ha possibilità economiche per permettersi un evento formativo, elite perché tanto nel festival si parla solo di cose frivole, per lo più impraticabili e rivolte esclusivamente a designer in po' alternativi.
Da qualche anno però la figura del giardiniere è diventata centrale, sempre presente negli speech, nelle tavole rotonde. Divulgare la gestione dietro i sempre più complessi progetti paesaggistici è essenziale: senza di essa il lavoro del progettista si ferma, cessa addirittura di esistere.
Qualcuno mi diceva che non si parlava mai di giardinieri e di gestione e allora era inutile continuare a ve**re. Io però continuo a non vedere giardinieri, se non pochissimi.
Penso poi a Filippo Donetti, fantastico giardiniere e fantastica persona con cui ho il piacere di collaborare, che da anni viene per capire come mettere in atto un cambiamento per lui vitale: passare da un lavoro alienante, insostenibile e ormai privo di soddisfazione, a qualcosa di entusiasmante, di appagante.
E quindi finisco per pensare che la paura del cambiamento sia il vero freno a tutto questo, ma a che costo? Sicuramente molto più alto di un evento formativo.