25/09/2026
𝟗.𝟎𝟎𝟎 𝐤𝐦² 𝐝𝐢 𝐚𝐫𝐞𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐦𝐞𝐬𝐬𝐞? 𝐈𝐥 𝐒𝐚𝐜𝐫𝐨 𝐆𝐫𝐚𝐚𝐥 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚𝐢𝐜𝐨 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨?
𝐍𝐨, 𝐩𝐮𝐫𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨: 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐮𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 "𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐳𝐨𝐦𝐛𝐢𝐞".
I dati zombie sono quei numeri che tutti usano per perorare la propria tesi, ma di cui quasi nessuno verifica l'origine. Grazie ad un megafono autorevole, alla fine diventano immortali. Ne ho parlato con Rolando Cervi su ENVI.INFO
Nel dibattito sulla transizione energetica questi numeri camminano tra noi indisturbati, ripetuti nei talk show e persino nelle audizioni parlamentari:
🧟♂️ 𝗟𝗼 𝘇𝗼𝗺𝗯𝗶𝗲 𝗻. 𝟭 (𝗹'𝗶𝗹𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗿𝗲𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗺𝗲𝘀𝘀𝗲)
Si sente spesso dire che basterebbe coprire di pannelli le ex fabbriche e i capannoni abbandonati per non toccare un solo metro quadro di suolo. Il numero magico? 9.000 km², più dell'intera Umbria!
📉 𝗟𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀: nasce da un equivoco. Il "paziente zero" è un'audizione parlamentare ANCI del 2015, che attribuiva il dato all'Istat. Un censimento nazionale delle aree dismesse, però, non è mai stato fatto. Il PNRR riporta lo stesso numero correttamente: 9.000 km² è la superficie industriale 𝘁𝗼𝘁𝗮𝗹𝗲 in Italia, non quella dismessa. Se si estrapolano i censimenti di alcune Regioni, la stima delle aree realmente dismesse è di circa 300 km². Un trentesimo.
🧟♂️ 𝗟𝗼 𝘇𝗼𝗺𝗯𝗶𝗲 𝗻. 𝟮 (𝗶𝗹 𝗺𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗮𝗴𝗿𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼 "𝗶𝗻𝘂𝘁𝗶𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗼")
I numeri gonfiati non servono solo per dire no alle rinnovabili a terra. Sul fronte opposto, in un'audizione al Senato del 2024 si è parlato di 40.000 km² (4 milioni di ettari) di terreni agricoli "abbandonati", pronti per il solare a terra.
📉 𝗟𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀: quel numero è la semplice differenza tra Superficie Agricola Totale (SAT, 16,5 milioni di ettari) e Superficie Agricola Utilizzata (SAU, 12,5 milioni di ettari). In quella differenza però rientrano boschi, arboricoltura, tare, casolari, capezzagne e corsi d'acqua. Se si toglie ciò che terreno "inutile" non è, la superficie teoricamente sfruttabile scende a meno di 4.000 km², meno di un decimo.
Cosa ci insegna tutto questo? Che la Legge di Brandolini è più viva che mai: smentire una sciocchezza costa dieci volte più fatica che produrla. E soprattutto che un dato non diventa vero solo perché è stato pronunciato in un'aula istituzionale. Diventa credibile quando se ne può ricostruire l'origine: da quale fonte viene, che cosa misura, con quale metodo è stato ottenuto.
Per guidare la transizione ecologica servono pragmatismo, pianificazione e rigore sui numeri, non scorciatoie retoriche.
👇 L'intervista completa su envi.info: https://www.envi.info/it/2026/09/24/il-dato-zombie-sulle-rinnovabili-parola-a-stefano-rampino/
𝑆𝑡𝑒𝑓𝑎𝑛𝑜 𝑅𝑎𝑚𝑝𝑖𝑛𝑜
𝑃𝑟𝑖𝑚𝑜 𝑅𝐼𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝐶𝑁𝑅
Il “dato zombie” dei 9.000 km² di aree industriali dismesse: rischi della disinformazione sui dati della transizione energetica.