29/08/2026
“Piccole patrie… in cerca di autore.”
Una recensione che mi ha emozionato profondamente, perché ha saputo cogliere non solo la storia raccontata in Joppolo ’76, ma anche ciò che si nasconde tra le sue pagine: i ricordi, i valori, l’amicizia e quel modo semplice e autentico di vivere le relazioni.
Grazie Angela Mallardo, per aver letto il mio romanzo con uno sguardo così attento e profondo. ❤️
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Caro Paolo,
per quelli della nostra generazione, la lettura di questo tuo “diario di viaggio” a Joppolo è stato un dolce risveglio dei ricordi sopiti, una luce che ha riacceso quelle immagini sfocate riposte con devozione nei meandri della memoria.
La potenza descrittiva del tuo racconto, che si avvale di metafore e sonorità onomatopeiche, si nutre di un’abile ricerca lessicale in grado di suscitare tutte le percezioni sensoriali vissute dai protagonisti, unite a quel sesto senso che è il “sentire emotivo”, una grammatica dei sentimenti di struggente spessore.
Volendolo inserire in una cornice “antropologico-culturale”, il vostro è stato un vero e proprio “rito di passaggio”, un frangente di vita in cui ciò che eravate alla partenza ha lasciato il posto, al ritorno, a persone “altre”, come una crisalide che schiude una creatura nuova, figlia della metamorfosi.
Un’altra riflessione è nata dalla consapevolezza dello scopo: la tua storia, consegnata alla Storia, non si limita a rievocare l’atmosfera della prima vacanza in autonomia di un manipolo di giovanissimi amici, ma delinea un tempo in cui esistevano “valori” che possono apparire desueti, ma che erano i pilastri di un Sistema Educativo che oggi è visibilmente in affanno.
Altrettanto evidente è il richiamo al sentimento identitario di appartenenza al proprio “paese”, un legame imprescindibile più volte evocato come fonte di benessere, fattore che ha ancorato questo romanzo ai caratteri della “paesologia”, un movimento di pensiero che elegge i piccoli centri a “piccole patrie” da tutelare e valorizzare come ambiente e come comunità mediante uno sguardo nuovo capace di coglierne bellezza e virtù nascoste.
L’attenzione e la capacità di ascolto dei territori di provincia e della vita vibrante che li popola, nel tuo racconto si affida molto alla scrittura che diventa il filo conduttore dell’idea narrativa.
Nel campeggio di Joppolo si scrive molto! E ovviamente si scrive a mano su carta! Lettere quotidiane, appunti di viaggio, dediche d’amore… destinate a sfidare i decenni, con la loro romantica solidità, la loro autentica forza esistenziale, il loro pregio stilistico.
Un invito a recuperare la leggerezza e la meraviglia del pensiero che si fa testo, dell’idea che si fa materia e del racconto che prende corpo nell’immaginazione, fissati attraverso medium eterni contrapposti all’effimera consistenza della messaggistica attuale.
Coprotagonista insieme alla scrittura è anche la musica tra i giovani di Joppolo: quanti brani impegnativi dei Beatles e di Guccini, solo per citarne alcuni, hanno risuonato nelle calde serate di quella memorabile vacanza…
L’Io narrante che affida alla scrittura diaristica e alle armonie di una chitarra la nitida ed affascinante fotografia di due settimane (forse le più importanti) della sua vita, offre anche ai giovani contemporanei la visione di una Umanità ancora possibile se si accoglie l’invito a vivere le relazioni con la semplicità, la poesia e la gentilezza dei ragazzi di Joppolo ’76.
Ti auguro di continuare a pubblicare tutti gli scritti che hai collezionato negli anni con la stessa passione per l’arte che contraddistingue da sempre le tue esperienze creative.