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Dopo la prima epica serata su Pasolini condotta da Scarpis, ricordiamo la seconda serata speciale per tornare sul sentie...
25/05/2026

Dopo la prima epica serata su Pasolini condotta da Scarpis, ricordiamo la seconda serata speciale per tornare sul sentiero aspro di quel genio, guidati dalla lanterna di Scarpis.
Nella prima, infatti, il nostro prof., come fosse un vecchio “compagno di strada” del visionario di Casarsa, si è trasformato in una narratrice antica che fila al camino mentre racconta ai suoi tanti nipoti gesta e avvenimenti che da cronaca si fanno mito, da letteratura mutano in leggenda.
Passando a volo da analisi filmologiche dettagliate, a inquadrature mai viste fino ad allora, da primi piani sgraziati di “accattoni” sguaiati, a piani sequenza da western immessi nelle borgate romane in costruzione, e poi ci ha costretto a vedere il nesso di certi salti narrativi folli, certe inaudite zoppìe grammaticali, sprazzi di surrealismo: tutte forme che sono stati la sostanza attiva del cinema poetico di Pier Paolo Pasolini come regista e sceneggiatore. Messaggero di un “significante puro”, con un significato che scivola tra le dita e si fa liquido come i sogni, mentre ti sei appena convinto di averlo catturato nella veste di trattato politico sociale. Non lo era.
Ebbene, Aldo Scarpis sa davvero quello che dice, come se ogni fotogramma fosse la foto di un suo proprio album di famiglia sfogliato mille volte, da cui ad occhi socchiusi parte per divagazioni aneddotiche non meno pregnanti: la poesia romanesca del Belli!, i non detti della cronaca mondana, i legami ancestrali con Ninetto Davoli, la dolce vita romana — diventata La Dolce Vita di Fellini — e da Pasolini rovesciata in una vita fuori dai confini pensabili per gli italiani di allora, al tempo stesso più felliniana di Fellini e più realista di Rossellini. Un anacoreta in mezzo alle genti.
Da Accattone a Mamma Roma, da Uccellacci e uccellini alla liricità della poesia “Io sono una forza del passato”, dai Funerali di Togliatti a Totò.
Per queste ragioni, e altre che scopriremo insieme, dovete ve**re alla seconda ed ultima serata speciale, dove Scarpis metterà al centro della sua lente Il Vangelo secondo Matteo, Edipo Re, La Ricotta, e altri spezzoni celebri scelti con cura— e poesie — che la sua prosa improvvisata, il suo pensiero a voce alta, ci renderanno inevitabilmente più familiari, più cari, più comprensibili e vivi.
Venite dunque questo MARTEDÌ 26 alle 19.45. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Consigliabile prenotare a [email protected]

23/05/2026

Un piccolo omaggio video dell’inaugurazione della mostra NON HOMO di Antonio Taschini a Roma, a Palazzo Valentini. E una breve intervista all’artista sul tetto della Città Eterna, toccando quasi con mano i marmi della Colonna Traiana. Grazie da Progetto Daedalus e da Studio di architettura rbsgroup per la gentile menzione del nostro lavoro e del catalogo dedicato.

Per chi volesse vedere la mostra di Milano presso il nostro studio, questo il link: https://www.facebook.com/share/v/1Aq5WKi86j/

Dopo la prima epica serata su Pasolini condotta da Scarpis, non sazi, abbiamo deciso di fare una seconda serata speciale...
22/05/2026

Dopo la prima epica serata su Pasolini condotta da Scarpis, non sazi, abbiamo deciso di fare una seconda serata speciale per tornare sul sentiero aspro di quel genio, guidati dalla lanterna di Scarpis.

Nella prima, infatti, il nostro prof., come fosse un vecchio “compagno di strada” del visionario di Casarsa, si è trasformato in una narratrice antica che fila al camino mentre racconta ai suoi tanti nipoti gesta e avvenimenti che da cronaca si fanno mito, da letteratura mutano in leggenda.
Passando a volo da analisi filmologiche dettagliate, a inquadrature mai viste fino ad allora, da primi piani sgraziati di “accattoni” sguaiati, a piani sequenza da western immessi nelle borgate romane in costruzione, e poi ci ha costretto a vedere il nesso di certi salti narrativi folli, certe inaudite zoppìe grammaticali, sprazzi di surrealismo: tutte forme che sono stati la sostanza attiva del cinema poetico di Pier Paolo Pasolini come regista e sceneggiatore. Messaggero di un “significante puro”, con un significato che scivola tra le dita e si fa liquido come i sogni, mentre ti sei appena convinto di averlo catturato nella veste di trattato politico sociale. Non lo era.

Ebbene, Aldo Scarpis sa davvero quello che dice, come se ogni fotogramma fosse la foto di un suo proprio album di famiglia sfogliato mille volte, da cui ad occhi socchiusi parte per divagazioni aneddotiche non meno pregnanti: la poesia romanesca del Belli!, i non detti della cronaca mondana, i legami ancestrali con Ninetto Davoli, la dolce vita romana — diventata La Dolce Vita di Fellini — e da Pasolini rovesciata in una vita fuori dai confini pensabili per gli italiani di allora, al tempo stesso più felliniana di Fellini e più realista di Rossellini. Un anacoreta in mezzo alle genti.
Da Accattone a Mamma Roma, da Uccellacci e uccellini alla liricità della poesia “Io sono una forza del passato”, dai Funerali di Togliatti a Totò.

Per queste ragioni, e altre che scopriremo insieme, dovete ve**re alla seconda ed ultima serata speciale, dove Scarpis metterà al centro della sua lente Il Vangelo secondo Matteo, Edipo Re, La Ricotta, e altri spezzoni celebri scelti con cura— e poesie — che la sua prosa improvvisata, il suo pensiero a voce alta, ci renderanno inevitabilmente più familiari, più cari, più comprensibili e vivi.
Venite dunque questo MARTEDÌ 26 alle 19.45. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Consigliabile prenotare a [email protected]

Ci siamo legati convintamente in questi anni al percorso di individui, persone, artisti e artiste che avevano una forza ...
21/05/2026

Ci siamo legati convintamente in questi anni al percorso di individui, persone, artisti e artiste che avevano una forza particolare nel mettere a n**o il loro mondo interiore attraverso la forma della propria disciplina. E di farlo con una sacra manía agita nel confrontarsi serrato col tema della verità, aspramente a volte, pieni di ferite, ma con una generosità di emozioni debordante. Il bello e il vero sono due tentacoli che avvinghiano simultaneamente, senza mollare la presa mai, solo un numero sparuto di artisti.

Con Progetto Daedalus ci sentiamo privilegiati di averne incontrati molti, di questi pochi. Uno è certamente Antonio Taschini, che dopo la mostra e il catalogo Alla fine del Tempo, da noi curato e prodotto nello studio di architettura rbsgroup, ci ha trasportato sul suo nastro mercuriale in una cornice inimmaginabile per un piccolo gruppo come questo.

È volato con una nuova mostra personale nel contesto principesco di Palazzo Valentini, sede storica della Provincia di Roma, davanti ai Fori Imperiali e alla Colonna Traiana, in sale cinquecentesche e ottocentesche.

Nella Sala della Pace, nome che per Antonio assume una valenza non irrilevante, considerata la sua natura irenica e lo spirito universalistico che muove la sua ispirazione più intima.
La mostra, intitolata Non Homo, è curata da Accordino su iniziativa di Ciro Palmese, direttore della galleria L2arte Pavia, e ha saputo inserire le sue opere in una cornice felicemente opposta a quella che abbiamo ricreato in studio per l’allestimento che abbiamo scelto di realizzare.
Ne ha dato una lettura più luminosa, meno crepuscolare e misterica, mettendo in risalto gli aspetti che legano il lavoro di Antonio agli elementi storici e filosofici aurei che connotano una parte consistente del suo sguardo sulle cose. Partendo da Plauto e passando per Hobbes, ci invita a vedere come la disposizione predatoria, il lupus che l’uomo sarebbe per l’altro uomo, homini, si dia quando viene meno la capacità di leggere la complessità dell’universo altrui, la trama sottile delle sue rappresentazioni, appiattito ad interfaccia bidimensionale, maschera insomma.
Concetto rilevato e sottilmente articolato dalla presentazione fatta dal dottor Francesco Nazzaro, Capo di Gabinetto della Città metropolitana di Roma Capitale: il tema che agita l’universo taschiniano è riconducibile alle due voci di questo canto insoluto: Hobbes e Spinoza. Se infine sia più vero l’Homo homini lupus, da prendere come dato inerte ed immutabile, o se proprio grazie allo sforzo della complessità di sguardo rivolto al prossimo l’Homo possa essere homini deus. Ognuno di noi guardato con lo sguardo con cui si dovrebbe ammirare un essere divino. Sacro. Ecco rientrare tutte le simbologie care a Taschini, che hanno una componente anche apertamente spirituale nel modo in cui potrebbe dirsi spirituale il lavoro di Borges. Detto ciò, vi rendiamo partecipi di questo momento magico in cui Antonio, oltre che esporre qui ed invitarci, ci presenta e ci ringrazia presso le autorità della Capitale per il “lavoro scientifico ” che per primi abbiamo fatto sulla sua opera, e di cui si è detto grato.
Siamo noi grati a te, Antonio, e, come eravamo sicuri quando abbiamo deciso nel nostro piccolo di sostenere la tua Arte, siamo sicuri che questo passaggio a Roma non sia un punto di arrivo ma un’ulteriore tappa di un cammino che continuerà a schiudersi per te, come questi meravigliosi cieli blu sugli scavi di Roma Antica, la tua amata città. (Tra le foto Antonio firma con dedica il nostro catalogo al Capo di Gabinetto, Dott. Nazzaro)

Vi ricordiamo che questa sera si terrà la serata speciale dedicata al cinema di Pier Paolo Pasolini: martedì 19 maggio, ...
19/05/2026

Vi ricordiamo che questa sera si terrà la serata speciale dedicata al cinema di Pier Paolo Pasolini:

martedì 19 maggio, ore 19.45

Come di consueto saremo condotti dal nostro Virgilio cinematografico a visitar i luoghi del cinema poetico-politico-sacrale-antropologico di un artista totale come Pier Paolo Pasolini, intellettuale scomodo, voce liberatrice e coscienza critica della società italiana del Novecento, che ha anticipato quasi profeticamente molte delle vicende, che solo ora possiamo dire di aver visto accadere e che siamo in grado di cogliere con la prospettiva da cui lui le vedeva, e già le annunciava, più di 50 anni fa.

Scarpis commenterà intere sequenze di alcuni dei capolavori in pellicola, in particolare Accattone, Il Vangelo secondo Matteo, Uccellacci Uccelini, nonché brevi spezzoni di altre pellicole emblematiche.

In modo immancanbilmente non accademico e non storicistico, ci racconterà con voce libera, in diretta con lo scorrere delle immagini, dettagli e sottigliezze, che rivelano ulteriori aspetti del perché l’arte del poeta friulano sia stata e resti ancor oggi, originale, rivoluzionaria, dirompente, nel cinema più che mai.

Per chi ha frequentato il Cineforum non serve aggiungere nulla sullo stile di conduzione, per chi non ha mai ascoltato Aldo Scarpis dal vivo e si è perso le Cinque edizioni del suo Cineferum con Progetto Daedalus (la Sesta trasloca nella splendida cornice del Caffè letterario “Colibrì” dietro l’Università Statale)… questa è l’occasione migliore per farlo.

Il ciclo “Il risveglio della coscienza” non poteva avere epilogo più simbolico di questo.

Vi aspettiamo

Martedì 19 maggio, 2026
Ore 19.45
Serata speciale Pasolini

Ingresso libero fino esaurimento posti
Possibile prenotarsi a [email protected]

Come annunciato durante l’ultima proiezione del nostro Cineforum curato da Aldo Scarpis, “Il risveglio della coscienza”,...
12/05/2026

Come annunciato durante l’ultima proiezione del nostro Cineforum curato da Aldo Scarpis, “Il risveglio della coscienza”, giunge finalmente la conferma della serata speciale dedicata al cinema di Pier Paolo Pasolini:

martedì 19 maggio, ore 19.45

Come di consueto saremo condotti dal nostro Virgilio cinematografico a visitar i luoghi del cinema poetico-politico-sacrale-antropologico di un artista totale come Pier Paolo Pasolini, intellettuale scomodo, voce liberatrice e coscienza critica della società italiana del Novecento, che ha anticipato quasi profeticamente molte delle vicende, che solo ora possiamo dire di aver visto accadere e che siamo in grado di cogliere con la prospettiva da cui lui le vedeva, e già le annunciava, più di 50 anni fa.

Scarpis commenterà intere sequenze di alcuni dei capolavori in pellicola, in particolare Accattone, Il Vangelo secondo Matteo, Uccellacci Uccelini, nonché brevi spezzoni di altre pellicole emblematiche.

In modo immancanbilmente non accademico e non storicistico, ci racconterà con voce libera, in diretta con lo scorrere delle immagini, dettagli e sottigliezze, che rivelano ulteriori aspetti del perché l’arte del poeta friulano sia stata e resti ancor oggi, originale, rivoluzionaria, dirompente, nel cinema più che mai.

Per chi ha frequentato il Cineforum non serve aggiungere nulla sullo stile di conduzione, per chi non ha mai ascoltato Aldo Scarpis dal vivo e si è perso le Cinque edizioni del suo Cineferum con Progetto Daedalus (la Sesta trasloca nella splendida cornice del Caffè letterario “Colibrì” dietro l’Università Statale)… questa è l’occasione migliore per farlo.

Il ciclo “Il risveglio della coscienza” non poteva avere epilogo più simbolico di questo.

Vi aspettiamo

Martedì 19 maggio, 2026
Ore 19.45
Serata speciale Pasolini

Ingresso libero fino esaurimento posti
Possibile prenotarsi a [email protected]

Ci sono passaggi che danno senso a un percorso. E gioia.Abbiamo esposto Antonio Taschini, nel nostro Studio con il Proge...
11/05/2026

Ci sono passaggi che danno senso a un percorso. E gioia.

Abbiamo esposto Antonio Taschini, nel nostro Studio con il Progetto Daedalus, riconoscendo subito nella sua opera una forza rara: arcaica e contemporanea, fragile e monumentale.
Da quella prima personale è nato anche il suo primo catalogo, che abbiamo avuto la gioia di produrre e curare. Anche grazie a quel lavoro, e all’iniziativa del suo valido gallerista Roberto Dominelli, l’Arte di Taschini è arrivata all’attenzione di chi ha saputo coglierne il valore indiscusso.

Oggi siamo felici e fieri di condividere un nuovo passaggio: Antonio arriva a Roma, nella sua città, con una mostra personale a Palazzo Valentini, Sala della Pace, in un contesto istituzionale di grande prestigio in presenza del Sindaco di Roma.

Per noi è una soddisfazione profonda vedere un percorso nato anche dentro Daedalus trovare ora questa risonanza pubblica, che sentiamo sia solo l’inizio.

Grandissimo Antonio.
Quando l’arte è vera, prima o poi, come l’acqua trova il suo varco anche nella pietra.

Non Homo
Mostra personale di Antonio Taschini
Palazzo Valentini, Roma
Giovedì 21 maggio, ore 18:00

Per chi passa da Roma.

16/04/2026

Video tributo:

“Ode inevitabile ad Aldo Scarpis”

Ci sono persone che aprono porte. Non le loro porte, che sono già aperte, le porte degli altri. Porte che gli altri non sapevano di avere, o che avevano smesso di cercare. Aldo Scarpis è una di queste persone.

Per cinque anni, ogni martedi sera, in questo studio, ha aperto dodici porte a stagione. Dodici film. Dodici mondi interiori. Dodici occasioni di sedersi nel buio e guardare qualcosa che non si era ancora pronti a vedere davvero.

Un cineforum, una serata culturale, un’attività tra le altre, diventa invece qualcosa di molto più raro: un atto di cura. Un lascito vivo e duraturo di una sensibilità dello sguardo che contagia il nostro modo di guardare irreversibilmente.

Aldo non commenta mai film piuttosto li abita, li attraversa dall’interno.
Porta il pubblico dentro, non davanti all’opera da fuori, come un critico cinematografico farebbe. Ci passa le sue emozioni di spettatore prima che il suo sapere di professore e cinefilo sagace.
Sa far vedere ciò che c’è già, cosa difficile quanto mai, dimostrandoci nei fatti che un film non è un tanto oggetto da analizzare in semplice contemplazione ma un’esperienza da vivere con tutte le antenne aperte e il cuore sintonizzato, soprattutto.

Guardando indietro alle cinque edizioni del Cineforum, un filo emerge con chiarezza crescente. Aldo ha sempre avuto un’attenzione particolare – una predilezione – per i film che raccontano lo spettro più ampio della coscienza femminile in particolare.
Non la donna come oggetto dello sguardo maschile, amata, idealizzata, maltrattata, repressa, ma la donna come soggetto pienamente affermato a dispetto del contesto avverso: una figura che porta in sé una verità che il mondo intorno a lei fatica ancora a riconoscere, persino quando si sta negli stereotipi femminilistici dei film hollywoodiani dell’epoca d’oro.
Cabiria che cade e si rialza e sorride ancora. Joan Crawford che costruisce un’identità di ferro sopra una ferita che non nomina. Geneviève che piange cantando alla stazione. Wendy Hiller che rinuncia al progetto sbagliato per scegliere la vita giusta. Maggie che si guarda nello specchio cercando una risposta che Brick non sa darle. E poi Anna dei miracoli_Anne Bancroft, Deborah Kerr, Kinuyo Tanaka_O-Haru, e poi Lyz, la Hepburn, Agnès Varda, la Deneuve, Jaquelisn Sassard, Simone Signoret, Angela Lansbury, Julie Christie, Lea Massari, Jeanne Moreau, F***y Ardant, Natalie Wood, Bette Davis, Tilda Swinton, Machiko Kyô, Janet Leigh, Ava Gardner, Joan Fontain, Danielle Darrieaux, Sheila Sim, Janet Gaynor, Brigitta Pettersonn, Corinne Marchand, Claire Trevor, e ancora la nostra Giulietta Masina.
Loro sono state le vere protagoniste di tutti questi film.
Certo, ci sono i grandi registi a dirigerle, da Bergmann a Mizoguchi da Renoir a Powell e Pressburger, e certo grandi attori da Mifune a Orson Welles a star loro accanto, da Henry Fonda a Piccoli e De Sica; ma restano le donne l’asse di rotazione di tutta la faccenda. Con l’impressionante capovolgimento logico per cui il clichè più retrivo è portatore occulto di valori antesignani liberatori, molto radicali e tutt’altro che paternalistico-patriarcali. Cifre nascoste immesse in un linguaggio di genere (cinematografico) che però lo tradiscono da dentro in modo sottile, lo ribaltano anche, senza che le Majors se ne accorgano nemmeno. E questo protagonismo femminile definisce un’evidenza fatta sparire davanti agli occhi nella struttura drammatica convenzionale: c’è una potenza e anche un potere del ‘femminile profondo’ che trascende epoche e condizioni sociali, contesti culturali, etnie e psicologie, e che obbliga ad una presa di coscienza che – senza cancellare le disparità storiche patenti che qui non ha senso richiamare – la ‘Donna’ più che ‘resiliente’ come si usa dire oggi, è proprio un motore della Storia, e della coscienza umana tutta. Lo è sempre stata e lo sarà sempre, sempre di più.

I titoli dati alle cinque rassegne sono un ulteriore palinsesto per una visione di quell’universo parallelo che è il Cinema in questa chiave:
“L’innocenza ritrovata”, “L’occhio che uccide”, “La Bellezza non svanirà”, “Via col vento”, e l’ultimo
“Il risveglio della coscienza”, che più finale ed emblematico di così non si poteva. Parafrasiamo: “Si ritrova l’innocenza perduta se si ha chiaro che dobbiamo essere in grado di reggere lo sguardo che uccide le nostre illusioni, e a quel punto anche ciò che ci sembrava portato via dal vento del Tempo e dal Destino avverso, solo a condizione che la nostra coscienza si risvegli comprenderà che solo una cosa ci resta da fare, non perdere di vista la Bellezza, che non svanirà, se le restiamo fedeli noi”. Ma ognuno può comporre il suo rosario mentale con questi titoli, e non si sbaglierà.

Infatti, alla fine di queste cinque edizioni è stata proprio una coscienza, più coscienze, che si sono svegliate guardando questi film in una prospettiva inedita. Le nostre di spettatori, ascoltatori dell’ermeneutica scarpisiana.
La coscienza, come dice Sondheim e tutta la Psicanalisi, si sveglia sempre in ritardo, paga sempre un costo altissimo. Ma si sveglia. Ad un certo punto si sveglia.

E dunque in questo video omaggio, c’è la nostra Desirèè/Judi Dench. È lei la voce occulta di tutto questo viaggio nella Settima Arte. Nel musical “A little Night Music” di Stephen Sondheim, (non a caso il vero cantore del rimpianto inesorabile e dell’accettazione elaborata verso la vita che ci aspetta, con lirismo e lucidità fusi in modo non contraddittorio tra loro) smette di recitare ed inizia a cantare.

E in quel canto dice al suo uomo mancato e sempre amato: sono arrivata tardi. Alla mia stessa vita, sono arrivata in ritardo. Ma…
C’è quel ma.

Non è un lamento. È una constatazione ironica, lucida, tenera, severa senza rimprovero. Di chi ha visto abbastanza da sapere che il ritardo è una condizione umana normale, e che questa consapevolezza, invece di schiacciare, più spesso ci può liberare, con un atto di autocompassione sofferto ma solenne.

Aldo dunque è stata la nostra Désirée.
Sogna di raccogliere fiori invisibili su un palco vuoto, e diventa coscienza narrante di chi avendo vissuto abbastanza può guardare indietro con ironia e affetto su ogni appuntamento mancato, errore commesso, fatalità sopraggiunta a rovesciare la gloria in caduta. E proprio come lei, ha la rarissima ed invidiabile capacità di trasformare la malinconia in luce, il lutto in cantico, la condivisione in rituale catartico.
In una sala buia di uno studio di architettura milanese, l’amore per il cinema si è tradotto nell’amore per una promessa di vita sempre rinnovabile e sempre, in qualche modo, mantenuta, con o senza l’ausilio sopravvalutato della Speranza. C’è Saggezza che non ha bisogno di quella stampella.
E se per un momento sembra tutto precipitare, un attimo…, chiamate i clown, fateli entrare in scena a intrattenere il pubblico, che non si accorga del disastro in corso, e poi tutto riprenda come doveva essere, appena hanno finito la loro parata diversiva.


Questo video che state per vedere è un piccolo omaggio a lui, fatto cercando per una volta di guardare noi coi suoi occhi.
Le immagini che scorrono sono i suoi pensieri.
La voce che canta è la sua voce.


“Where are the clowns? Send in the clowns!”
“Don’t bother they are here”

E se non ci sono, ci saranno.
“…maybe next here”


Grazie, Aldo.

Progetto Daedalus
Studio di architettura rbsgroup

Ieri sera si è chiusa l’ultima proiezione di tutte e cinque le stagioni del Cineforum curato da Aldo Scarpis per Progett...
15/04/2026

Ieri sera si è chiusa l’ultima proiezione di tutte e cinque le stagioni del Cineforum curato da Aldo Scarpis per Progetto Daedalus.
The Manchurian Candidate di Frankenheimer è stato, per assurdo, il film più adeguato per chiudere l’intera rassegna. Qui il risveglio della coscienza è il più radicale: meccanico, corporeo, una coscienza letteralmente sequestrata che si libera fino all’atto di immolazione finale — e contiene e supera tutti gli altri processi di obnubilamento messo in scena dai personaggi delle pellicole precedenti.

Scarpis ha aperto con un omaggio all’irraggiungibile attrice Angela Lansbury, qui nel ruolo mefistofelico della madre del protagonista. (Candidata all’Oscar a sedici anni, poi cinque Tony nei musical, tra cui Sweeney Todd — dove interpreta Mrs. Lovett, un’anticipazione di questa madre machiavellica e feroce col sorriso, che nel musical cucina pasticci di carne umana. Una vera divinità della recitazione pura, molto prima di essere popolarmente apprezzata per la mite compostezza de “La Signora in Giallo”).

Film del 1962, documento sulla guerra fredda girato con tratti espressionistici. I nemici sembrano usciti da un cartone Disney — baffuti, grotteschi, farseschi. Ma le cose più paurose sono proprio gli americani: il film diventa antiamericano di rimbalzo.
La foto di Trump coi predicatori alla Casa Bianca è praticamente la stessa immagine ritratta nel film — un delirio mai spento nelle derive estremiste di quella società. Girato poco prima dell’assassinio di Kennedy, sembra studiato dai presunti assassini per le coincidenze sorprendenti tra fiction e realtà e per questo ne venne anche ritardata l’uscita.
Horror, thriller, fantastico, distopico, grottesco — alla fine si innalza fino alla tragedia greca.
Nella discussione post-proiezione Scarpis ha chiarito il punto centrale di senso: “Nell’ultima parte Shaw non è più condizionato”.
Compie una scelta libera — uccidendo la madre, il patrigno complice della trama sovversiva, anziché il candidato predestinato, ed infine toglie la vita a se stesso, davanti a un Frank Sinatra monumentale, suo commilitone, che vorrebbe salvarlo ma non fa in tempo per un soffio.

Al di là dai rocamboleschi avvicendamenti di fatti e trame secondarie, in questo film la morte viene raccontata tragicamente come unico atto possibile rimasto per esercitare una libertà autentica, secondo una logica militare (o partigiana), valido però come sacrificio. Il solo che appare alla vittima in stato di prostrazione completa, follia, come il riscatto morale dal male fatto, e come purificazione di quello subíto, e come determinazione vera che una coscienza – per la prima volta liberata dal dominio esterno di manipolazione totale della volontà – considera il solo modo per impedire che il Male possa essere ancora perpetrato e che vede, nel dolore inestinguibile della colpa e nella lacerazione dell’esproprio di sè, l’unica forma accettabile di giustizia: l’auto-condanna e l’auto-esecuzione, non il suicidio comunemente inteso.
La morale estrema impone a se stessi, come per i samurai o le vittime incapaci di perdonarsi, l’inflessibilità verso la propria sopravvivenza alienata. In questo senso la tragedia greca appare lo schema di fondo di questo capolavoro cinematografico. L’impossibilità di una soluzione che non sia dolorosa.

Oltre che sbigottiti dalla grandezza di questa pellicola e atterriti dal peso dei temi percorsi nella forma di un noir-thriller politico, la serata ha lasciato i nostri spettatori tutti molto emozionati…ma di questo ne parleremo domani, con un altro post.

Indirizzo

Via Porro Lambertenghi 3
Milan
20159

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:30 - 19:00
Mercoledì 09:30 - 19:00
Giovedì 09:30 - 19:00
Venerdì 09:30 - 19:00

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