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⏰ Spostare le lancette fa davvero risparmiare 80 milioni di euro?Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre tornere...
23/10/2026

⏰ Spostare le lancette fa davvero risparmiare 80 milioni di euro?

Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre torneremo all'ora solare. Alle 3:00 le lancette si sposteranno indietro di un'ora, segnando nuovamente le 2:00.

Ma quanto ci ha fatto risparmiare l'ora legale?

Secondo le stime di Terna, nei sette mesi di ora legale del 2026 il nostro Paese dovrebbe risparmiare circa 302 milioni di kWh di energia elettrica, per un beneficio economico stimato di 80 milioni di euro.

Un quantitativo di energia equivalente al fabbisogno elettrico medio annuo di circa 115.000 famiglie italiane.

Ma perché cambiare l'ora permette di consumare meno?

Il principio è semplice: anticipando le lancette in primavera, possiamo sfruttare maggiormente la luce naturale nelle ore serali, riducendo la necessità di ricorrere all'illuminazione artificiale.

C'è però un dato curioso: il risparmio energetico associato all'ora legale è diminuito negli anni.

Nel 2006 si stimavano circa 645 milioni di kWh risparmiati, contro i 310 milioni del 2025. Una riduzione legata anche alla diffusione di tecnologie di illuminazione più efficienti, come i LED, che hanno progressivamente abbassato i consumi.

E se mantenessimo l'ora legale tutto l'anno?

È un'ipotesi tornata al centro dell'attenzione nel 2026. Secondo una simulazione di Terna, estenderla anche ai mesi invernali potrebbe consentire un risparmio aggiuntivo di circa 160 milioni di kWh.

Una possibilità ancora oggetto di valutazione, che riguarda non soltanto l'energia, ma anche le abitudini quotidiane e il rapporto tra luce naturale e ritmi di vita.

Questi numeri ci ricordano una cosa: l'efficienza energetica non dipende soltanto da quanta energia utilizziamo, ma anche da come la utilizziamo e dalle tecnologie che abbiamo a disposizione.

Un principio che vale per l'illuminazione, ma anche per gli impianti e per gli edifici in cui viviamo e lavoriamo.

📊 Nel carosello, i numeri dell'ora legale e del risparmio energetico.

Fonti: Terna, marzo 2026; Camera dei Deputati, X Commissione Attività produttive, ottobre 2026.

Una casa fatta di neve, eppure capace di proteggere dal freddo.Sembra una contraddizione, ma è proprio il principio su c...
22/10/2026

Una casa fatta di neve, eppure capace di proteggere dal freddo.
Sembra una contraddizione, ma è proprio il principio su cui si basa una delle tecniche costruttive più ingegnose delle regioni artiche: l'igloo.

Tradizionalmente utilizzato da alcune comunità Inuit come abitazione invernale o riparo durante gli spostamenti, l'igloo viene costruito con blocchi di neve compatta, tagliati e disposti in modo da formare una cupola.

La particolarità è che i blocchi non vengono semplicemente sovrapposti in cerchi: sono collocati lungo una spirale ascendente, con un'inclinazione progressiva verso l'interno. Una tecnica che permette di chiudere la copertura senza ricorrere a strutture provvisorie di sostegno.

Ma come può la neve proteggere dal freddo?

Il segreto è nella sua composizione. Tra i cristalli di ghiaccio rimangono intrappolate piccole quantità d'aria che ostacolano il passaggio del calore. La neve, quindi, non riscalda l'ambiente, ma contribuisce a trattenere il calore prodotto al suo interno.

Anche la disposizione degli spazi è studiata con attenzione.

L'ingresso, spesso realizzato attraverso un tunnel ribassato, protegge dal vento e limita le dispersioni. All'interno, la zona destinata al riposo può essere sopraelevata rispetto al pavimento, dove tende a raccogliersi l'aria più fredda.

Un'apertura nella parte superiore della cupola permette inoltre la ventilazione, indispensabile per il ricambio dell'aria.

Ogni elemento, dalla scelta della neve alla forma della copertura, risponde quindi a una necessità precisa: creare un riparo efficace utilizzando i materiali disponibili nell'ambiente.

Un esempio di come la conoscenza dei materiali e delle loro proprietà possa fare la differenza nel modo di costruire.

Contatta Vitanova e raccontaci il tuo progetto: insieme troveremo le soluzioni più adatte per dare nuova vita ai tuoi spazi.

20/10/2026

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3,57 milioni di italiani lavorano anche da remoto.Lo smart working non è più soltanto un'eredità della pandemia. Nel 202...
16/10/2026

3,57 milioni di italiani lavorano anche da remoto.

Lo smart working non è più soltanto un'eredità della pandemia. Nel 2025 il numero dei lavoratori da remoto in Italia è tornato a crescere e il modello ibrido si è ormai consolidato in molte organizzazioni.

E se cambia il luogo in cui lavoriamo, cambia anche il modo in cui utilizziamo le nostre case.

Più ore trascorse negli ambienti domestici significano nuove esigenze in termini di comfort termico, qualità dell'aria, illuminazione, acustica ed efficienza energetica. E anche una parte dei consumi si sposta verso casa.

Uno studio realizzato da Banca d'Italia con uno strumento sviluppato da ENEA ha stimato, nel campione analizzato, 1,1 kgCO₂e di emissioni aggiuntive per ogni giornata di lavoro da remoto, legate soprattutto a riscaldamento e raffrescamento.

C'è però l'altra faccia del dato: nello stesso studio le emissioni medie associate agli spostamenti casa-lavoro sono pari a 4,1 kgCO₂e al giorno, quasi quattro volte tanto.

Lo smart working, quindi, non significa semplicemente consumare di più a casa. Significa anche spostare una parte delle attività e dei consumi verso l'abitazione, rendendo ancora più importanti le sue prestazioni.

📊 Nel carosello guardiamo i numeri e cosa possono raccontarci sul modo in cui utilizziamo gli spazi domestici.

Più tempo viviamo uno spazio, più conta come è progettato.

Fonti: Osservatorio Smart Working – Politecnico di Milano, 2025; ISTAT, 2026; Banca d'Italia–ENEA, 2026.

15/10/2026

Doveva concludersi il 15 ottobre. Abbiamo deciso di prolungarla fino al 31 dicembre 2026.

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Il cappotto termico compirà 70 anni nel 2027, ma è più attuale che mai.Per risalire alle sue origini dobbiamo tornare al...
15/10/2026

Il cappotto termico compirà 70 anni nel 2027, ma è più attuale che mai.

Per risalire alle sue origini dobbiamo tornare al 1957, a Berlino, dove viene realizzato su un edificio residenziale quello che è considerato uno dei primi moderni sistemi di isolamento termico a cappotto.

L'idea era semplice: anziché intervenire soltanto all'interno degli ambienti, proteggere le pareti dell'edificio applicando uno strato isolante direttamente all'esterno.

In realtà, i primi passi erano stati compiuti già negli anni precedenti. Negli anni Cinquanta, sistemi di isolamento esterno venivano utilizzati anche nei silos, per limitare la formazione di condensa e contribuire alla conservazione dei prodotti immagazzinati.

Dalla Germania, la tecnologia si diffonde anche in altri Paesi europei. Ma è soprattutto negli anni Settanta, con la crisi petrolifera e l'aumento dei costi energetici, che l'isolamento degli edifici acquista una nuova importanza.

Ridurre le dispersioni di calore diventa una necessità sempre più concreta.

Da allora, il cappotto termico continua a evolversi. Cambiano i materiali, le tecniche di posa e le prestazioni richieste, ma il principio rimane lo stesso: creare uno strato isolante continuo sulle pareti esterne, per limitare gli scambi di calore tra interno ed esterno.

Oggi quello che chiamiamo comunemente cappotto è in realtà un sistema composto da più elementi: pannelli isolanti, collanti, eventuali fissaggi, rete di armatura, rasatura e finitura protettiva.

Un'invenzione che ha attraversato quasi settant'anni di evoluzione edilizia, diventando una delle soluzioni più utilizzate nella riqualificazione energetica degli edifici.

Se stai pensando di migliorare l'isolamento della tua casa o del tuo condominio, contattaci: possiamo valutare insieme le soluzioni più adatte per dare nuova vita ai tuoi spazi.

13/10/2026

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Quante volte, guardando un tetto, ci fermiamo a pensare a quanto possa pesare?Tegole, struttura, isolamento. E poi, in a...
08/10/2026

Quante volte, guardando un tetto, ci fermiamo a pensare a quanto possa pesare?

Tegole, struttura, isolamento. E poi, in alcuni casi, pannelli fotovoltaici. Senza dimenticare ciò che una copertura può trovarsi a sopportare quando arrivano neve e vento.

Come fa tutto questo a rimanere sopra le nostre teste?

Basta partire dalle tegole per avere un’idea delle grandezze in gioco: a seconda del tipo, un manto può pesare indicativamente 40–50 kg per metro quadrato.
Su una copertura di 100 m² significa già circa 4–5 tonnellate.

E stiamo parlando soltanto del manto.

Sotto ci sono la struttura portante e gli altri elementi che compongono la copertura: supporti, isolamento, impermeabilizzazione, eventuale ventilazione. Materiali e sistemi costruttivi possono essere molto diversi e, con loro, cambia anche il peso complessivo del tetto.

Quel peso, naturalmente, non rimane tutto “sul tetto”. La struttura della copertura lo trasferisce agli elementi portanti dell’edificio, come pareti e pilastri, e da questi alle fondazioni, fino al terreno.

E il peso proprio della copertura è solo una parte di ciò che deve essere considerato.
Neve, vento ed eventuali altri carichi entrano nelle verifiche necessarie a dimensionare correttamente la struttura.

Per questo non esiste un peso massimo valido per tutti i tetti.
Forma, dimensioni, materiali, struttura e luogo in cui si trova l’edificio determinano condizioni diverse e richiedono valutazioni specifiche.

Se devi intervenire sulla copertura della tua casa, contattaci e raccontaci il tuo progetto: insieme troveremo le soluzioni più adatte per dare nuova vita ai tuoi spazi.

06/10/2026

La vostra soddisfazione è anche la nostra.
Grazie a chi ci sceglie e ci dà fiducia.

29/09/2026

"Brava amore...ma ceeerto che mi fido!"

Perdonateci....lo sappiamo che siete bravissime!

Indirizzo

Via Radici In Piano, 1
Fiorano Modenese
41042

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Martedì 08:30 - 18:30
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