28/09/2026
La capitozzatura di un albero è un'operazione che spesso asseconda le ansie dei committenti riguardo ai presunti rischi di crollo (dell'intero albero o di porzioni di esso) o alle caratteristiche percepite come "problemi" (caduta di foglie, frutti, radici, ecc.), ma che nella realtà amplifica tali criticità, trasformandole in un problema reale e concreto. Questa pratica, che consiste nella soppressione di un tronco dominante (a prescindere dalle sue dimensioni) in un punto casuale, senza che un asse equivalente sia in grado di assumerne il ruolo e gestire in modo "piramidale" le ramificazioni sottostanti, provoca danni su tre fronti: ormonale (disorganizzazione dei vari assi), energetico (mancato apporto fotosintetico e depauperamento delle risorse stoccate) e meccanico (sviluppo di cortecce incluse, carie e necrosi).In un quadro simile, l'albero è costretto a ricreare nel più breve tempo possibile non solo la vegetazione perduta, ma a produrne in sovrannumero per compensare i danni subiti. Questa nuova emissione risulta non gerarchizzata e affetta dalle problematiche meccaniche appena descritte. Inoltre, l'esemplare capitozzato viene improvvisamente catapultato in uno stadio evolutivo più "vecchio" rispetto a quello reale, alterando il delicato equilibrio tra chioma e apparato radicale (causando spesso la regressione di quest'ultimo).Va da sé che, per alberi recentemente capitozzati, la ricostruzione sostanziale della chioma è l'intervento più auspicabile, il che implica agire entro i primi tre anni dal danno. Se ciò non dovesse accadere, l'unica via percorribile resta la ristrutturazione della chioma: un parziale assecondamento dello sviluppo della pianta, coerente con il ridimensionamento degli assi che, a questo punto, devono essere gestiti e non più eliminati.La Farnia visibile nella slide è un esemplare di Quercus robur di grandi dimensioni (28 m di altezza e 30 m di diametro della chioma) che ha subito ben due capitozzature nel corso della sua vita: la prima nel 2000 (indicata nell'immagine dalla linea tratteggiata rossa) e la seconda nel 2016 (linea tratteggiata gialla/arancione). Le problematiche maggiori riscontrate sono state essenzialmente tre: Il sovrannumero di ramificazioni emesse dopo la seconda capitozzatura, che ha generato una grande quantità di cortecce incluse.Lo sviluppo di necrosi e carie sugli assi principali.La totale assenza di nuovi assi arretrati, disseccatisi per la mancanza di luce interna causata dall'eccessiva densità di rami indotta dai tagli drastici.Impossibilitati a ridurre la chioma a causa di quest'ultimo fattore, le nostre operazioni sono state di natura preparatoria. Abbiamo selezionato gli assi prodotti dall'ultima capitozzatura per prevenire la formazione di nuove cortecce incluse, garantendo al contempo una buona distribuzione tra rami dominanti, codominanti e dominati sul punto di taglio. L'eliminazione non ha superato il 30% della vegetazione complessiva.Questo diradamento consentirà, nei prossimi 2-3 anni, di stimolare l'emissione di nuova vegetazione arretrata, mantenendo un perfetto controllo ormonale sia sugli assi selezionati sia su quelli di nuova formazione. Saranno proprio questi ultimi a costituire i futuri punti di ancoraggio per gli interventi di riduzione, resisi necessari poiché, a seguito della capitozzatura, l'albero presenta un assetto morfologico e meccanico fortemente compromesso. A completamento dell'intervento, è stata infine eseguita una rimonda generale per eliminare le ramificazioni secche, deperite e compromesse.