25/06/2026
Ci sono alberi che incarnano il significato più profondo della resilienza. È il caso del grande Frassino di Via Silvio Pellico a Faenza: un gigante che, con i suoi oltre 4 metri di circonferenza a petto d'uomo, ci insegna cosa significhino l'adattamento e la sopportazione in tutte le loro sfaccettature.
La "storia clinica" di questo esemplare è una continua lotta per la sopravvivenza. Dapprima è stato accerchiato da diverse opere di urbanizzazione, subendo interramenti radicali e, infine, una drastica capitozzatura. Quando sembrava ormai sul punto di cedere, ha lentamente ma clamorosamente ricostituito la propria chioma vegetativa, riuscendo a ritrovare un bilancio energetico positivo.
Le prove, tuttavia, non erano finite. Nel 2023, la devastante alluvione che ha colpito la Romagna non lo ha risparmiato: oltre all'allagamento, l'albero ha subito un drammatico deposito di fango protratto per diverse settimane, che ha generato un interramento con condizioni a livello radicale estremamente asfittiche.
Quando è stato finalmente riportato alla luce il suo piano di campagna pre-alluvione, in molti dubitavano che potesse sopravvivere. E invece, ancora una volta, ci ha stupiti.
Arriviamo così ai giorni nostri. Dopo anni di assenza di cure, l'albero è stato finalmente sottoposto a una nuova e attenta campagna di gestione e tutela, portata avanti insieme al buon Livio Palotti
Gli interventi di potatura sono stati estremamente mirati e conservativi, strutturati nei seguenti passaggi:
Rimonda generale: asportazione di tutte le ramificazioni secche, deperite e compromesse.
Contenimento della chioma: riduzione mirata nella parte apicale (attraverso una selezione tra tronchi equivalenti arretrati) e nella parte laterale (mediante tagli di ritorno su branche epitone arretrate).
Inoltre sono stati eliminati due tronchi sovraesposti e gravemente compromessi, sia a livello vegetativo che biomeccanico, a causa dei danni provocati dalle pregresse capitozzature. Anche per questa operazione è stato adottato rigorosamente il principio della selezione tra tronchi equivalenti.
In totale, la massa vegetativa asportata è stata contenuta al 15%, per rispettare il delicato equilibrio fisiologico della pianta dopo gli stress subiti.
Il prossimo e fondamentale passo sarà il decompattamento del suolo in corrispondenza dell'apparato radicale, un'area purtroppo ancora fortemente asfittica e compromessa dai residui di terreno compattato lasciati dall'alluvione del 2023.