20/10/2026
🔷 Quattro generazioni legate alla terra, una tradizione che resiste alle difficoltà e una convinzione che Salvatore Acampora, 47 anni, continua a portare avanti ogni giorno: il futuro del Sud può nascere anche dai campi. A Ercolano, alle pendici del Vesuvio, l’agricoltore ha scelto di proseguire il lavoro della sua famiglia, coltivando ortaggi e il prezioso pomodorino del Piennolo del Vesuvio Dop. Una scelta che oggi diventa un messaggio rivolto ai giovani tentati di lasciare la propria terra in cerca di opportunità altrove.
Per Salvatore l’agricoltura non è soltanto un mestiere, ma un patrimonio di conoscenze e sacrifici da trasmettere alle nuove generazioni. Accanto a lui c’è la moglie Imma, impegnata nella lavorazione dei caratteristici grappoli di pomodorini intrecciati, simbolo di una tradizione che racconta il legame profondo tra il territorio vesuviano e i suoi prodotti.
«La terra è passione, bisogna averla nel sangue», racconta. Una passione che, però, deve fare i conti con giornate che iniziano prima dell’alba, rinunce al tempo libero e alle vacanze, costi di produzione elevati, caro gasolio e una burocrazia che può rendere più complicata la gestione dell’azienda. A queste difficoltà si aggiunge la fatica di trovare giovani disposti a lavorare nei campi, mentre intorno le campagne abbandonate diventano, per chi vive di agricoltura, il segno concreto di un patrimonio che rischia di andare perduto.
Eppure, proprio dal territorio vesuviano arrivano le ragioni per continuare a investire. Il microclima, la brezza marina e le escursioni termiche tra il giorno e la notte contribuiscono alle caratteristiche del pomodorino del Piennolo del Vesuvio Dop, una delle eccellenze agricole della zona. Un prodotto che richiede ancora un lavoro manuale accurato, soprattutto nelle fasi del trapianto e della raccolta, e che custodisce competenze costruite nel corso di generazioni.
La sfida, secondo Acampora, è riuscire a coniugare questa eredità con le opportunità offerte dalla tecnologia. L’agricoltura di oggi è diversa da quella conosciuta dai nonni e dai genitori: macchinari più evoluti, strumenti informatici e droni possono semplificare alcune attività e rendere il lavoro più efficiente. Non tutto, però, può essere affidato alle macchine. La cura delle coltivazioni e la raccolta del Piennolo continuano a richiedere esperienza, attenzione e mani capaci di riconoscere il momento giusto.
È proprio in questo incontro tra tradizione e innovazione che Salvatore vede uno spazio importante per le nuove generazioni. Formarsi, studiare e acquisire competenze agronomiche e tecnologiche potrebbe offrire ai giovani la possibilità di rinnovare le aziende agricole senza recidere il legame con il territorio. Per farlo, tuttavia, servono preparazione, investimenti e la capacità di trasformare le potenzialità della terra in un’attività sostenibile.
Le prospettive, inoltre, non si fermano alla produzione agricola. Il legame tra coltivazioni, gastronomia e paesaggio può aprire nuove strade anche nel turismo enogastronomico, attraverso l’accoglienza dei visitatori e la valorizzazione delle produzioni locali. I campi possono così diventare parte di un’offerta più ampia, capace di raccontare l’identità dei luoghi e creare nuove occasioni di lavoro.
Ai suoi figli, Salvatore insegna a essere fieri di un’attività che garantisce un bene essenziale come il cibo. E ai ragazzi che guardano al Nord o all’estero come unica possibilità per costruirsi una vita, rivolge un invito a considerare anche le opportunità che possono nascere in Campania.
Il suo non è un invito a ignorare le difficoltà, ma a non considerare la partenza l’unica strada possibile. Perché, tra le campagne del Vesuvio, il futuro non è soltanto una questione di raccolti: è anche la possibilità di trasmettere un mestiere, innovare le produzioni e dare nuovo valore a una terra che rischia di perdere chi potrebbe farla crescere.