06/10/2026
Nel ricordo di Enzo Bonomo, assistente sociale specialista, già presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Assistenti Sociali – Assnas Direttivo Nazionale e dell’ Ordine Assistenti Sociali della Calabria, l’Auditorium del Santuario di San Francesco di Paola ha ospitato la decima edizione del Premio di Laurea a lui intitolato.
Una giornata, voluta dall’AssNAs - alla quale, su mandato del Cnoas, ha partecipato il consigliere nazionale Danilo Ferrara - nella quale la memoria di un professionista che ha lasciato il segno nel servizio sociale italiano, si è intrecciata con lo studio, la ricerca e la responsabilità verso le nuove generazioni. “A dieci anni dalla sua scomparsa – ha detto Ferrara - ricordare Bonomo attraverso un premio rivolto ai giovani laureati, significa trasformare la memoria in qualcosa di vivo: non soltanto custodire ciò che è stato, ma affidarlo a chi oggi si prepara a costruire il futuro della professione.
Ad aggiudicarsi l’edizione 2026 è stata Grazia Musarella, laureata presso l’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria, con la tesi “Genitorialità e detenzione: lo scenario dell’affettività ristretta”. Un lavoro il cui tema è divenuto il filo conduttore dell’intera giornata di studio, aprendo un confronto su una questione delicata e profondamente attuale: la tutela dei legami familiari e dei diritti dei figli quando un genitore vive l’esperienza della detenzione.
Danilo Ferrara ha richiamato il valore della memoria professionale come “Memoria attiva, capace di trasformarsi in investimento e di guardare alla condizione detentiva senza ridurre mai la persona a una sola dimensione della propria esistenza. La vicenda giudiziaria di un genitore non può diventare un’etichetta destinata a ricadere sui figli – ha detto - i bambini non sono un’appendice della storia giudiziaria degli adulti, ma persone titolari di diritti propri, con storie, bisogni e possibilità che devono essere riconosciuti e tutelati”.
Compito del servizio sociale, ha aggiunto è tenere insieme “diritti e responsabilità, protezione e autonomia, sicurezza e inclusione, costruendo continuità tra il dentro e il fuori dal carcere e favorendo un lavoro realmente integrato tra istituzioni penitenziarie, esecuzione penale esterna, servizi sociali territoriali, sanità, scuola, autorità giudiziaria e comunità. Una funzione che richiede competenze, formazione, organici adeguati e condizioni organizzative che consentano ai professionisti di trasformare i diritti formalmente riconosciuti in diritti concretamente esigibili”.
A consegnare il premio è stata Concetta Pellegrino, moglie di Enzo Bonomo, in un passaggio dal forte valore simbolico: il nome e la storia di un assistente sociale che ha contribuito alla crescita della comunità professionale accompagnano, oggi, una giovane futura assistente sociale all’inizio del proprio cammino.