08/07/2026
RIFLESSIONI SULLA CITTA' - CORSO SAN SABINO
Mi permetto di offrire una serie di riflessioni, inerenti al dibattito in essere su Corso San Sabino e sul tema della riorganizzazione urbanistica di questa parte di città.
Non mi interessa offrire sponde ai detrattori di questa amministrazione o al contrario di elogiarne gli atti, mi preme invece riflettere sulle questioni e qui, la mia prima preoccupazione, riguarda il tentativo di ragionare sui fatti cercando di essere il più possibile obiettivo. A questo proposito auspico che su questo ed altri argomenti si apra un serio dibattito teso a migliorare la nostra città.
Per quanto attiene Corso San Sabino, della sua pedonalizzazione e dei problemi che oggi sono all’attenzione di tutti, occorre precisare che, quando il corso fu pedonalizzato nei primi anni di questo secolo, si elevarono da parte dei vecchi commercianti e di molti canosini, proteste che resero il corso per molti anni vuoto, privo di attività, morto. Il merito di questa trasformazione non è solo dei commercianti che sono riusciti ad invertire la tendenza ma anche di chi ha corretto le storture presenti nel piano dei dehors, offrendo agli imprenditori la possibilità di rendere economicamente sostenibili le loro attività.
Bisogna inoltre tener conto che quanto è avvenuto in questi anni sconta la voglia dei giovani di vivere insieme, riappropriandosi degli spazi urbani e di riprendere a vivere dopo il covid.
Questo fenomeno positivo ha avuto come conseguenza il fatto che molti giovani oggi, per fortuna, rimangono la sera a Canosa, non vanno in altre città riducendo rischi e preoccupazioni per le famiglie, non sottacendo il fatto che si sono create alternative ricreative per l’intera cittadinanza.
Tutto va bene?
No, tutto non va bene.
In questi anni non siamo riusciti a prevenire alcune storture, come i fenomeni di sovraffollamento, il poco rispetto delle regole e delle persone, l’inquinamento acustico e sonoro, eccessi questi, dovuti alla rapida crescita delle attività insieme ad alcuni errori commessi.
Uno fra tutti, il mancato allargamento della zona pedonale, ipotizzato in vari studi, che avrebbe evitato che il traffico carrabile continuasse a separare la piazza della Cattedrale dal corso spingendo la gente a concentrarsi in uno spazio ristretto.
Avremmo potuto, con lungimiranza, modificare il progetto finanziato e realizzato con fondi del PNRR relativo alla ripavimentazione del tratto prospicente la Cattedrale di San Sabino, rialzandone la quota stradale in continuità con la parte pedonale. Questa operazione avrebbe ampliato la parte pedonale, offerto spazi maggiori alla gente, limitato la predominante presenza del traffico, consentito anche ai monumenti presenti di riprendere quella integrità spaziale oggi interrotta e ripristinato la vecchia continuità storica.
Occorre prendere finalmente coscienza che bisogna ripensare ad un piano del traffico, che attraverso la pedonalizzazione di corso san Sabino, piazza San Sabino e, secondo me, anche di piazza Vittorio Veneto, consenta a questa ampia area che include la Cattedrale, il corso San Sabino, il Museo dei Vescovi ed il Teatro Lembo, di assumere una maggiore dignità, vivibilità e visitabilità oggi in parte preclusa dalla viabilità attuale.
Escludere il traffico carrabile da questa parte di città significa anche prevedere nuovi parcheggi in prossimità delle zone pedonalizzate come, ad esempio, l’area mercatale posta a Piano San Giovanni che potrebbe diventare un’ampia area a parcheggio videosorvegliata, utile a consentire soste prolungate evitando di intasare le strade.
Pensare uno sviluppo anche turistico della città, significa cercare di renderla più vivibile, accogliente, bella, valorizzando per quanto possibile le poche emergenze architettoniche esistenti ed i tessuti che le collegano.
Per rendere la nostra città migliore dobbiamo smetterla di fare i Guelfi e i Ghibellini, di stare sempre su fronti contrapposti, ed una volta tanto cercare di pensare a questa frase di J.F.Kennedy "Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese".
Arch. Giuseppe Matarrese