27/08/2026
Gli affitti brevi in condominio non sono un problema. L'assenza di regole scritte, sì.
A Bologna, dove il mercato degli affitti brevi è tra i più attivi della regione, capita spesso che il conflitto tra chi affitta su piattaforme online e chi abita stabilmente l'edificio esploda non per malafede, ma perché nessuno ha mai messo nero su bianco cosa è consentito e come bisogna comportarsi. Noi di Amministratore051 - Studio Donini lavoriamo esattamente su questo: trasformare la tensione latente in un protocollo condiviso e approvato dall'assemblea.
Il metodo che seguiamo ha tre passaggi precisi.
Il primo è verificare il tipo di regolamento esistente. Un regolamento contrattuale — quello allegato ai rogiti — può vietare gli affitti brevi, ma modificarlo richiede l'unanimità dei condomini. Un regolamento assembleare, invece, può essere integrato con una delibera approvata a maggioranza qualificata. Confondere i due significa rischiare delibere impugnabili. Qualche mese fa, in un edificio di zona Bolognina, abbiamo evitato proprio questo: l'assemblea stava per votare un divieto che avrebbe richiesto l'unanimità, ignara che il proprio regolamento fosse di natura contrattuale. Ci siamo fermati, abbiamo chiarito il quadro giuridico, e abbiamo spostato il focus su quello che era effettivamente deliberabile.
Il secondo passaggio è capire cosa l'assemblea può decidere a maggioranza e cosa no. Non è possibile vietare tout court la locazione breve con una delibera ordinaria se il regolamento contrattuale non lo prevede già. È invece possibile — e spesso risolutivo — regolamentare le modalità: introdurre obblighi di comunicazione preventiva all'amministratore, richiedere che ogni proprietario fornisca un recapito reperibile durante il soggiorno degli ospiti, deliberare che gli ospiti ricevano all'ingresso un'informativa scritta sulle regole dell'edificio, dall'uso degli spazi comuni agli orari di silenzio.
Il terzo passaggio è la costruzione di quel protocollo operativo. Non un documento simbolico: uno strumento reale, con nomi, numeri e procedure. Chi affitta sa cosa deve fare prima, durante e dopo il soggiorno. Chi abita stabilmente sa a chi rivolgersi se qualcosa non funziona. L'amministratore ha la documentazione per intervenire, se necessario.
Lo strumento con cui tutto questo prende forma è l'assemblea. Non un'assemblea improvvisata, ma quella che noi chiamiamo Assemblea Zen: ordine del giorno inviato con anticipo sufficiente perché tutti possano prepararsi, tempi di parola definiti, discussione orientata alle soluzioni e non alle lamentele. In un edificio del centro storico, abbiamo gestito un'assemblea su questo tema con undici condomini, posizioni molto distanti e zero urla. Si è chiusa con una delibera condivisa e un protocollo firmato da tutti. Non è un caso eccezionale: è il risultato di una preparazione metodica.
Se vuoi capire esattamente cosa può deliberare la tua assemblea in materia di affitti brevi — e cosa invece richiederebbe l'unanimità — abbiamo scritto un articolo dettagliato sul nostro blog.
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