09/04/2026
COMITES Singapore: l’incapacità di essere normali (e il peso di quattro anni di silenzio)
Leggo senza stupore che il COMITES di Singapore – l’organo di rappresentanza dei residenti italiani qui – è stato virtualmente messo in "naftalina". Non può né operare né ricevere fondi pubblici. Motivo: nello statuto sarebbero stati riscontrati «profili di incompatibilità strutturale con la normativa italiana sui Com.It.Es. (Legge 286/2003)».
Come nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, tutto cambia perché nulla cambi. Anche qui il COMITES si ritrova in uno stallo istituzionale, in attesa che il tempo faccia dimenticare la sua incompatibilità o, magari, la sua inadeguatezza. Ma il tempo, talvolta, è solo la scusa dei pigri.
La lettera dell’Ambasciata d’Italia, datata 30 marzo 2026 e indirizzata al COMITES, contiene il suddetto rilievo, ma la presidente, signora Cecilia Sava, si è ben guardata dal renderla pubblica. Magari con un post, visto che adesso dichiarano guerra su Instagram. Più grave, però, è stata la scelta di non pubblicizzare – per non dire affatto – la riunione del 7 aprile scorso, indetta per votare la cancellazione della società dal Registro delle imprese (ROS). D’altronde, noi italiani siamo maestri di omissioni e di segreti di Stato.
E qui tornano in mente le parole di Leonardo Sciascia: il potere opaco è il vero nemico della democrazia. Opacità doppia: ambasciata che tace, ma non per tutti; la presidente che non comunica; riunione che non si vede.
Le domande che nessuno ha voluto fare pubblicamente:
Perché l’ambasciata ci ha messo tre anni per rilevare questi "profili di incompatibilità strutturale"? Capisco che siano oberati di lavoro – vista la caratura internazionale del nostro Paese – ma tre anni sono comunque troppi. È la solita, disarmante, inefficienza italica.
Quali sono questi profili strutturali? Perché sono incompatibili con la legge 286/2003? Conoscere il problema sarebbe il primo passo per risolverlo. O forse è solo una questione politica?
La "maggioranza" che ha redatto lo statuto era edotta della legge? Se sì, perché ha sbagliato? Se no, chi ne è responsabile? E l’opposizione ha mai fatto rilevare che lo statuto non fosse conforme?
Luigi Pirandello scriveva: «Uno, nessuno e centomila». Il COMITES, che dovrebbe rappresentare tutti, oggi rischia di non rappresentare nessuno. Nemmeno se stesso.
Concludo con un sonoro MEA CULPA: non ho partecipato alla riunione su Zoom del 7 aprile. Non mi reputo un indifferente – di gramsciana memoria – anzi, sono sempre pronto a far sentire la mia voce. E voglio dirlo con forza: la nostra comunità ha bisogno di un’organizzazione efficiente, che lavori per la coesione, non per la frammentazione.
Ma allo stesso tempo provo disgusto – sì, disgusto – per la pochezza, l’inettitudine e, lasciatemelo dire, l’inadeguatezza di chi ha retto, negli ultimi quattro anni e passa, questa istituzione.
E noi, italiani a Singapore, restiamo come naviganti senza bussola: desideriamo coesione, ma ci accontentiamo dell’assenza. Il mare è calmo, ma la nave è ferma in secca.
Serve un nuovo statuto e un nuovo management. Ma serve, prima ancora, la volontà di essere normali.